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mercoledì 2 aprile 2008

Il Climaterio come Poesia

Sms 02.04.08 18:35

Daccapo in un aeroporto. La mancanza di curiosità mi uccide, ma troppo lentamente. La certezza che ben poco cambierebbe se cambiassi paese mi dà un colpo di grazia, ma troppo grazioso, da graziato in partenza. Stanotte ho avuto un incubo, stavo ritornando a Roma. Appunto. Ma del resto, non appena metto piede fuori casa mia, dopo appena duecento metri mi assale il pensiero più dolce e cheap del mortale troppo a lungo mortale. Non sono l'unico, credo succeda a tutti quelli che vanno in pensione e, lontano dall'unica cosa che sapevano fare, lontani, evirati da tutte le altre che pensavano di voler fare. Ieri stavo per ordinare un caffè lì in piazza a Montichiari e la barista, sfiorita al punto giusto di disillusione combattiva, tutta divertita stava finendo una frase con "...anche a me levare le ancore", al che uno sui settantacinque, uno alto e dritto come un fuso, un contadino con la giacca della domenica e la faccia soffusa del primo rosso di sole, un uomo di una bellezza solida, cristiana, le fa sorridendole con un pudore da uomo deciso e conquistatore di una volta, "E a chi non piacerebbe, mia cara signora? Ma non da soli, in compagnia. Da soli il cervello ti va via". Ecco, mi sono detto, avremmo tutti bisogno di sentire, di sentir dire e di dire una cosa così, ammetterla senza imbarazzo, non importa come va a finire, è che lui vive tuttora all'inizio di un imprevisto, magari è vedovo, di certo benestante, e di una donna ama anche il discorso, le parole anche tanto per dire, quelle che spingono un po' più in là il sospiro a vuoto sull'insufficenza ormai di venire al dunque che da giovane ti prendeva tutto e ti lasciava sazio e muto; sarebbe bastata una parola in più di lei e l'avrebbe prima portata a sue spese come minimo a Milano Marittima e poi all'altare. Ha detto ciò che sentiva, con semplicità, ha dato voce a un sentimento personale e umano, e che forza di scorta deve avere per rivelare tanta disponibile fragilità. Che ammirazione, che bel regalo, che monito alla gioia - e che classe! Orio al Serio 2.4.08
(Aldo Busi)

Commenti

Quando vedo il successo di Volo, Faletti, ma anche di Veronesi mi innervosisco perché quello che scrivo é infinitamente superiore, più vissuto, più lirico.
Leggere anche questo breve frammento é come una pugnalata alla mia autostima,ma é una stilettata amara che lascia un retrogusto piacevole, un sapore inconfondibile com'é solo l'arte quando si svela dalla rassegnazione, dalla certezza che la vita é piena di speranze "ma non per noi".
Raffaele
www.turturro.it

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