Non entro in merito alla disanima che Aldo Grasso fa oggi sul Corriere dei programmi della De Filippi, come al solito moralistica, puzzona e sbeffeggiante, quanto all'analisi dell'universo queer proposto in televisione. Scrive: "Come ha già osservato brillantemente Walter Siti, la tv generalista italiana è dominata da un universo omosessuale: l'estetica, rappresentata da balli, vestiti, buone maniere, è qualcosa che assomiglia molto a una nuova affermazione di identità legata al gender, e modellata su un immaginario queer qui (nel programma della Defi ndr) persino troppo caricaturale, di maniera". Ecco qui c'è qualcosa che proprio non va: si confonde l'universo di coattume periferico (quello infatti dove si suppone Siti ne abbia approfittato facendo scorpacciate) con quello omosessuale tout court. Quest'ultimo è del tutto una rappresentazione per l'appunto burina che s'incasella perfettamente con la periferia del cattivo gusto; nondimeno è l'unica rappresentazione consentita e possibile in televisione. In televisione è consentito solo il checchismo, il macchiettismo "sìpadrona" di Jacob, i lustrini e il travestitismo, il malgioglismo. Un ricchione "normale" che non parla al femminile e non si spinzetta è terrorizzante e inconcepibile. Troppo moderno.

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