Lavorando come una serva calabra e non come la mia collega Cristiana Farina (ah no, scusate, lei non è autore ma produttore creativo, - oltre ad altre tre cose sui titoli di testa che ora non ricordo - carica con la quale peraltro da oggi stesso pretenderò mi si chiami sennò faccio delle scenate della malavita) , non avevo avuto modo fino a ieri sera di vedere "Amiche Mie", fiction di Canale 5 e una delle ragioni per le quali l'emittente non raggiungerà l'obiettivo di Garanzia prefissato per questo inverno 2008. Il pedestre carriebradshottismo all'italiana racconta le vicende di quattro centenarie con evidente calata romanesca che senza un vero perché passano la loro vita dalla Sozzani a Corso Como e mangiano del cinese pur preferendo di gran lunga dei nigiri. Grazie alla Farina ho scoperto per esempio che una donna può contare sul suo ginecologo per scoprire che, ovemai le s'ingrossassero le tette e non fosse incinta, ha semplicemente voglia di cazzo; che in Italia Mister Big diventa Mr X; che se ti fai consigliare da due checchine che parlano con le mani che toccano delle perle immaginarie sul loro collo non vai lontano; che allora è vero che esistono i guerrieri della luce della maga Berghella; che non basta la Dazzi a ravvivare un soggetto con delle protagoniste che non solo non esistono, ma che non possono in alcun modo rappresentare modello o sogno evolutivo di donne con desideri di shift sociale, economico, intellettuale, emozionale.
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