15.04.09 Pieve di Lombardia
Fino ai quaranta mi sono massacrato di lavoro, e non intendo solo lo scrivere. Sarà che ho fatto troppi straforzi e sacrifici in gioventù, e troppa fame troppa insonnia troppo sesso, ma adesso anche se resto una settimana a letto nel buio ancora non mi tolgo il bisogno di riposo, di pace, di silenzio, di isolamento, di palpebre abbassate, di pragmatismo volto alla più luciferina delle arti amatorie, la rinuncia. E' ormai escluso che esista un italiano, se non su mille, che non sia: un cocainomane, un alcolizzato, un tatuato, un piercingato, un palestrato, un sieropositivo, un leghista, un forzista, un marchettaro, un terrone, un cattolico, un musulmano, uno sporco, un profumato, uno con la laurea breve, uno con la laurea in giurisprudenza, un gay, un etero versatile, un ex, per poco, carcerato, un depresso, uno che le allarga perché aspira a un provino, una donna. Che sollievo! Peccato il mal di testa, se no neppure mi alzerei per prendere un po' di luce e di aria nuova alla finestra. Lì fuori ci sono le bestie feroci annoiate, e a differenza di me fanno branco, uscirei solo per farmi sbranare. Per anni mi sono sforzato di non guardare la gente negli occhi, massimamente gli uomini, adesso è l'unica cosa che mi viene bene in pubblico, ignoro con radicale naturalezza, tanto non c'era mai granché negli occhi degli altri, i miei no di certo. Mica sprizzavo fiamme, eppure mi sentivo in combustione, e poi per niente, la spossatezza era troppa, anche se illuminavo carnagioni smorte l'ingratitudine era la stessa di quelle già vivide, uno spreco di sacro fuoco psichico su fisiologie inarticolate. Per me non fa differenza stare in un ambiente da solo o per strada tra gli altri, l'affollamento di morti è lo stesso. E il grido d'aiuto è altrui, non il mio, e non cadrò tanto presto nella trappola di prestargli ascolto per sentirmi gridare dietro "Al ladro, al ladro!". Poi balzo dal letto: devo al più presto cambiare camera, davanzale, telegiornale, vado su Internet e, facendo due volte ambarabàcicìcocò su una lista di destinazioni, prenoto un volo. Neanche stavolta però è Kuala Lumpur.
"E cosa fa nella vita?": quando all'estero inevitabilmente arriva la domanda che tutto incornicia di uno sconosciuto rispondo, "Oh, quasi più niente, sono pensionato", "E prima?", "Tutto, tranne il killer su commissione. Se può consolarla, di solito di me ci si fida", "Sì, ma che cosa faceva di specifico?". Sospiro, ed ecco che parte una delle mie rarissime sincerità assolute "Compravo e vendevo case", "E ha famiglia, è sposato?", "Vedovo. Felicemente." Ho smesso di rivelarmi, e mi rilasso. Non essendo un autore bensì uno scrittore, non è facile dire che tuttavia vivo dei miei diritti d'autore non essendolo, dovrei spiegare la differenza che c'è (la stessa tra chi vola su Ryanair e chi vola o su jet privato o cavalcioni sulla luna, e lo scrittore è colui che ovviamente vola sul pensiero, quindi ai minimi termini del low cost antropologico, e poi come e su cosa capita) e, ammesso di non venire preso per uno dei milioni di mitomani che scrivono, si penserebbe che non sono che un illuso fanagotta; ex agente immobiliare è in sintonia con gli alberghi di rado inferiori alle due stelle e vedovo compatibile col mio abbigliamento, incolore, sommario, quindi ancora in lutto, quindi non incoraggiante per le donne, che pertanto si vorranno oneste per un bel po', e intanto è finito il soggiorno. Con gli uomini sono di una neutralità odiosa, da cadavere, a nessuno potrebbe venire in testa che non è stato sempre così. Che liberazione non affrettare un'etichetta! Per nessuno al mondo metterei a repentaglio questa serenità di castrato gaudente. "E ha figli?", "Due, adottati. A distanza", "Ah", "Sarei già nonno, dalle fotografie", "Aaah", e, avuta ogni garanzia della normale follia che secondo loro ci accomuna, si tranquillizzano e la smettono di angariarsi, e io a quel punto sono già altrove, senza salutare. A.B.
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