T. 14/5/2009 al Sig. Aldo Busi
Sig. Busi
Mi rivolgo a
Lei, perchè gradirei una spiegazione logica a tutto quello che mi è successo,
e, penso che proprio Lei sia in grado di giudicare con lucidità di pensiero una
questione di discriminazione.
Anch’io sono
stata discriminata dalla società e dalla mia famiglia. Per cosa?
Io ho
purtroppo una faccia non molto intelligente, poco espressiva, e questo mi ha
comportato tante umiliazioni, senza descriverle Lei può immaginare, ma non me
ne sono curata mai più di tanto, anche perchè sono riuscita a mantenermi con il
mio lavoro, da sola, lontana dalla mia famiglia, per circa trent’anni, vivendo
di poco; ma serena, e, nei momenti più tristi, mi consolavo pensando alla mia
famiglia, pensando che fosse una bella famiglia.
Quando sono
tornata al paese, vivendo sempre da sola nella mia casa, in compagnia della mia
solitudine e della mia dignità, ho cominciato a percepire la sensazione che i
miei copartoriti mi tenevano a distanza, perchè non gradivano tanto la mia
presenza. Dopo due anni di questa pietosa situazione insostenibile per me, ho
chiesto loro una spiegazione, sperando di sbagliarmi, invece non mi sbagliavo,
mi hanno confermato i miei dubbi.
Mi sento
svuotata completamente, senza più punti di riferimento,a volte penso di essere
impazzita e non accorgermi,perchè è difficile rimanere lucidi,ecco perchè le
chiedo un giudizio su di me e sui miei copartoriti.
Lei che è così
irriverente verso i criminali che hanno la faccia di perbenismo e invece sono
assassini di anima, e poi dalla tv canale 5 si commuove ricordando quel vero
galantuomo di CALLIPARI, elogiando il suo equilibrio, la sua rettitudine,
quando avevo visto in TV la faccia di Callipari lo avevo giudicato proprio come
Lei lo ha descritto, ecco una ragione di più per cui io le chiedo un aiuto, e,
penso che avrò una risposta giusta.
La prego mi
aiuti, mi aiuti a difendere la mia dignità, nella vita non ho mai preteso
molto, mi accontentavo di poco, questa è la prima battaglia della mia vita,mi
aiuti a difendere la mia dignità così calpestata.
Io ho una
grande stima di Lei, e Lei, potrà mettermi fra i seicento intelligenti su un
milione di idioti? (dal libro: E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno?
sperando in
una sua risposta la saluto cordialmente
22.5.2009 Montichiari
Aldo Busi per R.L, T., rif. Vs lettera
La domanda non è: perché mai Le è saltato in
testa di ritornare tra i suoi copartoriti dopo trent’anni, bensì, che cosa
sperava di trovarci? La loro avversione verso di Lei, così per nulla incinta e
cattolica e praticante, così bruttarella e indipendente, serena e fieramente da
sola è di natura ideologica, non etica o estetica, e questa natura è così
predominante e prepotente da azzerare qualsivoglia naturale o artefatto slancio
affettivo in loro, che, presumo, così incinta, corporativamente e
famigliarmente insieme, ipocriti come tutti nella loro religiosità, incapaci di
stare da soli un’ora, incattiviti nella falsa compagnia che si prestano,
oberati da mille doveri che odiano espletare, livorosi, sessualmente e
socialmente frustrati si vedono messi a nudo dalla Sua mera presenza e, anziché
guardare ai loro propri fallimenti uno per uno, si sono coalizzati per puntare
tutti l’indice verso di lei, la criminale per eccellenza, criminale non perché
abbia commesso qualche delitto ma perché anche stando zitta denuncia i loro –
non ultimo, il delitto di omissione di soccorso.
Il Suo destino è essere una
reietta, una straniera, una diversa, una donna che pensa e che sente e pertanto
una strega, ma solo lì: basta si sposti di un cento chilometri e loro sono e
restano i veri reietti, con la differenza che, essendo in tanti, si
spalleggiano l’un l’altro nelle proprie miserie mentre Lei, ridiventando
lontana, dimenticandoli davvero (nemmeno per lettera o per telefono), ritorna a
splendere di luce propria, abbandonandoli a se stessi. Con Lei lì, loro si
sentono finalmente migliori di qualcuno e non rinunceranno mai a questo
inaspettato e ingiusto privilegio e La soffocheranno senza pietà, perché da Lei
traggono ora il sangue nuovo che alimenta la loro marcescenza da vivi.
Mia dolce R., venda tutto e se ne
vada al più presto, lì non è vita per Lei, lo strappo sarà doloroso quanto
dovrà essere ma Lei lì non ha scampo, Le stanno addosso e Lei è troppo
intelligente per fargli da capretta espiatoria a vita. Sappia questo: non
cambieranno mai, e la Sua vana speranza in questo senso, se insistita, La
perderà: la tronchi all’istante, e torni a mettere le Sue energie nelle Sue
mani, le loro non si porgeranno mai se non presentandoLe degli artigli.
Io ho attraversato tutto questo
stagno di acque ferme, ovviamente sicuro che da qualche parte ci fosse una
sorgente nascosta ma è secca e mi sono stufato di scorgervi i girini che mi
immaginavo io, e ho misurato ogni parola prima di darle forma: non si affezioni
ai loro figli, non pensi che troverà nei nipoti quanto non c’è nei loro padri,
non dia loro una sola arma di ricatto in più. Le vere persone sole e
inguaribilmente meschine e inespressive sono loro, Lei in confronto è una folla
che dà e si dà allegria, il lavoro non Le fa paura, sono certo che ha cura
della Sua persona in modo impeccabile come deve essere, che sa apprezzare ogni
singolo respiro come un gran dono (e pazienza se non lo si può condividere con
nessuno: alla fine è proprio un gran sollievo non avere animali umani troppo
vicini), una che sa scegliere i cibi adatti e che sa cucinarseli con dovizia
alla faccia di chi si rimpinza di grassi espansi e precotti veloci da preparare
e di carogne surgelate, una che veste con sobrietà e semplice eleganza anche se
non ha appuntamenti in vista, perché Lei, come me, il Suo autentico
appuntamento ce l’ha con la Sua sopraffina autoironia. Tuttavia, deve anche
compatirli, perché Lei non si rende conto di una cosa che li divora: essi La
invidiano, ma pur di non ammetterlo La distruggeranno lentamente. Ne vale la
pena? NO.
Via, via, via da lì, la smetta di vivere da esule a
casa sua, cambi residenza e posto, non ha scelta, e magari pensano pure che
tutto sommato quella Sua casa è più loro che Sua e ci avevano fatto un
pensierino e ora che Lei ci potrebbe anche fare la figura dell’usurpatrice.
Sbrighi ogni cosa senza dare giustificazioni, senza dire niente a nessuno (non
l’affitti, la venda: per poco che prenda guadagna il triplo in salute), e, se
le trattative vanno per le lunghe, intanto si prenda un localino altrove avendo
però prima esaminato che possibilità lavorative ci trova, prima trasloca meglio
è, e non si lasci prendere da tristezza neppure momentanea, parta e non si
volti indietro, non indugi nella malia dei sogni andati a male e di ciò che
avrebbe potuto essere e non è stato, veda solo ciò che è bene per Lei, voglia
di farsi male a parte, un bene definitivo e chiaro, magari modesto ma indubbio
e cui ha diritto senza un istante di ritardo e di incertezza. Stare via
trent’anni a lavorare e a fare sacrifici, a rinunciare a questo e a quello, a
ingoiare umiliazioni e però fondando una dignità, un’onestà di sentimenti, una
consapevolezza dei propri limiti e poi, per nostalgia di affetti mai ricevuti,
ritornare al paese d’origine per buttare tutto questo patrimonio tra le fauci
di parenti (di estranei a tutti gli effetti) per alimentare le fiamme del loro
inferno pubblico e privato non è da noi. Finisco qui perché mi sto arrabbiando più
con Lei che con loro e finirei per dirLe qualche sproposito. Va da sé che Lei
non sprecherà un nano secondo a recriminare se non contro se stessa, perché
questa trappola se l’è costruita da sola, balzi fuori e prenda a correre, una
volta arrivata altrove (che quindi non sia più un altrove lì) si fermi e faccia
un bel respiro, punto e a capo, dritto.
Mi tenga informato, un
abbraccio davvero fraterno, anzi, sorello:
Aldo Busi
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