16.6.09 h02,18 Da un luogo
imprecisato dei neuroni preposti alla lingua in movimento
L'unico modo per afferrare le parole necessarie all'essere umano a questo punto della sua storia ("storia"? oh, ce ne sarebbe da dire su questa parolina piena di ingiustificata prosopopea!) è diventare consapevoli di quanto ottuse e inservibili... fuori dal voler perpetuare la letterarietà di poteri lessicali e quindi politici ammuffiti... siano quelle che continuiamo a usare senza aggiungere niente di nuovo a quanto vorremmo dire di vagamente inedito - e quindi di non più biblico, non evangelico, non arcaico, non interessatamente demoniaco.
Io sento che è
vano provare sentimenti nuovi dell'umano se poi li si esprime con parole e
formule - e archetipi concettuali -
superati, inadeguati. E' una questione di sfumature, quindi di vita o di
morte, non solo di vita e di morte: prendiamo la frase che mi occupa da un paio
di ore, "Tutti giù,inghiottiti polvere dopo polvere dentro l'imbuto verso
il nulla". Già la bellissima parola "imbuto", non appena usata
in senso metaforico, perde il suo smalto a tal punto che meriteremmo di tornare a travasare
dalle mammelle con le mani...Tutto è cominciato verso mezzanotte, svegliato di
soprassalto dall'ennesima boccia che andava a bocciare il boccino sotto casa
mia, allorché ho provato a fare un calcolo di quanti umani - con un che di già
propriamente o almeno approssimativamente umano - siano nati e siano morti da
che mondo è il mondo visto con occhi "umani", non più mobilitati, si
fa per dire, dal solo istinto predatorio. Venti miliardi? Quaranta? Forse tra i
venti e i quaranta miliardi, anche se già trenta mi sembrano troppi (e tutti lì, a tirare le solite palle
all'altro che fa il boccino, a "raccontarsele"). Tutti nati e morti e
polvere... "cenere"... annientata nel... "nulla"?
"Polvere"? Ma la polvere è quella della legna nel camino o per strada
o sui mobili, la vedi, la senti al tatto: la polvere di un morto è passeggera
anch'essa, se non la conservi in un'urna, e basta aprire l'urna una volta di
troppo perché prenda il volo. E la parola "nulla", così altisonante,
apocalittica: non sarà un tantino esagerata per un esserino geneticamente irrisolto
che in bocca ha sempre "io,io,io" e poi, più che negoziare di volta
in volta la sua identità a seconda della sua convenienza e delle circostanze,
non fa? Il nulla, così formulato, non è già troppo, di un troppo che stroppia
l'essenza del passaggio umano sul suo pianeta d'elezione? Pensavo poi, di
riflesso, a tutti i miliardi di storie umane, disperse insieme alle loro vite
come "polvere" nel "nulla", e a certe foto antiche di
bambini e bambine, anche di morticini in fasce che una storia nemmeno hanno fatto
in tempo a averla, e ho concluso: accidenti, tempo due generazioni dopo, se
avevano dei parenti e se vivevano in una comunità, e non c'è differenza se sei
morto da neonato o se hai vissuto fino a cent'anni, la tua storia... affetti,
amori, guerre, carestie, scempiaggini, crudeltà, abomini, illusioni, ipocrisie,
vissuto e non vissuto e vita ultraterrena... finisce insieme alle altre nel dimenticatoio in fondo a
questo imbuto - anche quest'avverbio di luogo, "in fondo": sembra
dire qualcosa, ma lo manca del tutto, perché oltre la morte... e che sarà mai
di tanto insuperabile per mente umana? se continua a essere insuperabile è
perché questa mente umana tanto umana non lo è ancora... lo manca del tutto
perché oltre la morte, dicevo, finiscono le categorie dell'alto e del basso,
del sopra e del sotto, è pura retorica da melodramma rétro, solito copione, si
replica, le dimensioni sono quelle.
Verso
mezzanotte e venti, maledicendo quelli del bocciodromo che ancora scassano i
timpani con le loro isteriche insonnie (e i quarantenni sono più dei
settantenni, e avranno pertanto una storia alquanto avvincente da tramandare
anche loro, immagino), ho pensato che a) non è vero che non rimane nulla (anche
se sui due piedi non so ancora cosa e perché, ma lo sento nell'atto stesso di
premere su questi tasti, tanta delicatezza delle mie nocche ballerine e
spensierate proviene di certo dall'esercizio e dal dolore di miliardi di
miliardi di nocche state prima delle "mie"), b) che non ha nessuna
importanza che rimanga qualcosa o no di tutti questi miliardi di umani, e
"presto" (ma esiste in questo contesto un "tardi" credibile
in quanto tale? ne dubito) anche di me, e delle nostre storie, e personali e
collettive, c) che l'essere umano ha fino a oggi fatto ben poco per un'organizzazione
davvero umana della sua vita e di quella altrui ("altrui"? ma esiste
una vita umana che non sia al contempo la tua e di chi sta per "venire al
mondo"?) e che, ammesso sia di una qualche importanza il non oblio
reciproco, non c'è ancora una storia di qualche umano che meriti di essere
ricordata, perchè significherebbe che la storia di ogni umano presente verrebbe
ricordata "nella propria carne futura". Io mi ricordo, a proposito di
parole ormai inadeguate, la mia lotta sin da bambino alle elementari contro lo
"spirito" e la "materia" umani, oltretutto divisi da un
abisso di frasi fatte incolmabile, e l'esagerazione, via via sempre più
obsoleta, del ricorrere all' "anima" a ogni piè sospinto - verso la
propaganda cattolica, che da noi ha posseduto e ancora possiede tutte le parole
del dirlo per non dire e non permettere di dire possibilmente ancora niente.
I vostri copioni mi fanno sbadigliare, e quando
comincerete a sbadigliare anche voi dei vostri copioni invece di trovarli
divertenti solo perchè sono i vostri... seppure grazie a me già meno nostri...
sarà troppo tardi, per me di sicuro. E' davvero un'ingiustizia che io debba
venirvi dietro, dopo essere stato un vivo come pochi devo ridurmi a essere un
morto come tutti, ma pazienza, quello che mi fa specie della mia specie è che
tocca sempre a me dirvi a voce alta le cose che ben sapete ma che per viltà
lasciate a marcire nella bara a chiusura stagna della vostra mente.
Perché infine (in fine) l'unica storia umana è sempre la
stessa dalla notte dei tempi: è la storia del dentro che non viene fuori.
Valeva la pena averne uno? Per tastarne la preziosità umana colmando il divario
tra una boccia in titanico volo e un'altra in virginale attesa? Ma bravo, ma
bene, ma bene, ma bravo...
"mente"? Sì, se è la terza persona del verbo al presente. La
menta non ha plurale.
A.B.
A mio figlio che ha quasi 4 anni e che mi chiede cosa succede dopo che si muore ho risposto che diventiamo "polvere luminosa", la stessa che vede quando i raggi del sole illuminano la penombra...
A lui che ama molto la festa del natale ho spiegato che babbo natale, gesù, la befana, Tom e Jerry e dio sono tutti personaggi della fantasia.
E' bello avere a mente un progetto di uomo nuovo!
Scritto da: Beatrice | mercoledì 17 giugno 2009 a 11:54:13 Europe/Rome