15.9.09 Smitizziamo subito la portata mitologico-politica dell’emarginazione sociale che grava, alleggerendomela, attorno alla mia persona: non è per nessuna delle ragioni ideologiche, intellettuali, sessuali, anticlericali che, da mitomane ingenuo che potrei essere, verrebbero istintivamente alla lingua anche a me. No, alla gente non interessa affatto questa pur nobile fuffa di un carattere non negoziabile come il mio, alla gente interessano i soldi e, principalmente, il loro passaggio da una tasca all’altra senza (alcun senso dello) Stato frammezzo. La mia provocazione più devastante è stata e resta richiedere una fattura a imbianchini, fisioterapisti, idraulici, muratori, autisti, dentisti, ristoratori: li ho persi tutti. A Roma, quando stavo ristrutturando l’appartamento, ho addirittura ricevuto una telefonata anonima, di quelle dai “consigli velati”, in cui mi si diceva di “piantarla con questa sòla delle fatture e delle tasse da pagare”. In sintesi, direi che sono messo in castigo perché, non avendo accettato soldi in nero quel paio di volte che mi si è presentata l’occasione, la bella e disgraziata novità ha fatto alla svelta a circolare e, evitandomi però al contempo l’obbligo di frequentare cattive ovvero semplicemente italiane compagnie, mi ha fatto il vuoto attorno. Il disprezzo che i ricchi provano, ricambiato, per me nasce dal fatto che ancor prima di sedermi su un loro sofà chiedo seraficamente quanto Proust mai ci dice di loro (e che ormai rende stucchevoli anche le sue pagine più belle), “Cara, e come li ha fatti tutti ‘sti soldini?” col marito e complici lì. Posso vantarmi di non essere mai stato invitato due volte nella stessa magione. Appena arrivato a Panarea, il milionarissimo padrone di casa e di yacht non ha fatto in tempo a raccomandarmi di non “infrangere l’etichetta marinara” dando confidenza al “personale di bordo e a ogni altro” che ero già sul traghetto del ritorno. E poi ho saputo come li ha fatti, i soldi! E neppure se ne vergognava! Nessuno, e tanto meno un povero, darà impunemente disposizioni a me. A.B.
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