A margine dell'interventismo della macchina-cinema Italia su questi referendum che ha fornito nuovi spunti di risibilità e provincialismo e negazione e che soprattutto rientra nel sottogenere conunbelculodavantisòfrociopureio, dove si nota ancor di più il silenzio antecedente all'effetto Pisapia che la tardiva spavalderia (un po' come fare i tronfi con una bella figa perché sei sicuro che te la da) di porsi su carri forse vincenti ma sicuramente targati "misinotadipiù", vorrei esporre un paradigma discutibile che parte dalle file di giapponesi davanti Gucci negli anni '80: naturalmente erano silenziose e composte, sicuramente buffe ma non avevano nessun effetto sulla merce esposta nei negozi che manteneva gusto e qualità tipica der meidinìtali. Ora, rimanendomi degli scampoli di romanticismo, dichiaro di credere nella tecnologia e credendoci penso purtroppo che lo stato dell'arte delle energie alternative sia ancora decisamente scarsetto e che non ottemperi il fabbisogno autarchico richiesto; credendo nella tecnologia, credo che il nucleare sia un'opzione valida e più sicura di avere l'onorevole Binetti o Carfagna in parlamento ma soprattutto che non porga il fianco e il culo a gas stranieri, non visto come paura atavica e leghista ma come terrore per il principio di indeterminazione della zoccola russa capace di cambiare i canoni di eleganza e culturali di questo paese. Mi spiego. La zoccola russa, che è brutto dirlo ma è priva di generazioni alle spalle, mentre s'aggira da Prada con il suo pappone accanto pieno di cash in tasca ha la forza di scardinare e modificare con forza carsica i moduli del gusto che giocoforza si troverebbero costretti ad essere preda di una domanda che ha il master in pompino perfetto più che in proporzioni estetiche, accelerando vieppiù la catastrofe identitaria del Belpaese già provata dal naso tagliato colle forbicine per le unghie della solita Santanchè. Detto questo il legittimo impedimento bisogna annarlo a votà de corsa.
Daniela Santanché con Alessandro Sallusti e Babe Paley con Gloria Guinness si scontrano nelle copertine di queste meravigliose Puzzolenze estive. Il contenuto musicale va da sé. Trovate LaPuzzolenza 28: L'estate coattaqui e LaPuzzolenza 29: L'estate elegantequi. E prego, buona estate a voi.
Essendo senza falsa modestia un esperto del settore, con dei PhD che vanno dal pattume di starlettine calabre allo stardom di famiglie plurimiliardarie terrorizzate dall'apparire su qualsiasi cosa che sia patinata, avevo già scritto sulla frontiera estrema del gossip e cioè del pettegolezzo sul morto da tempo decomposto in occasione dello sputtanamento della giornalista Encarna Sanchez, stroncata da cancri parecchi anni prima che venisse uccisa nuovamente e senza morfina dalle penne di disinvolti giornalisti della prensa del corazón. Che Tom Ford rappresenti il bello e bravo e al tempo stesso assai stronzetto, di una sottile perfidia esattamente come potrebbe esserlo uno sfigato senza successo, l'avevamo sempre sospettato. In una sua recente intervista alla CNN, il couturier regista rivela che: he received angry letters from his predecessor and rival Yves Saint-Laurent. Ford, 49, took over Yves Saint-Laurent's eponymous fashion house in 1999 when parts of it were sold to the Gucci group, where Ford was creative director. And the designer says that while the pair started as friends, the relationship soon soured -- to the point that Saint-Laurent, one of the pioneering figures in 20th Century fashion, accused Ford of ruining his reputation. "He was supportive at the beginning," Ford told CNN's Talk Asia. "He loved the fact that we were buying the company, and he loved the fact that I was designing, and he had been very complimentary of my work at Gucci. "We were quite friendly, and had dinner a few times, and my first collection, I had him up to show it to him."Our business was doubling and doubling and doubling, and when I started to get great press and the business started to become very successful, Yves became really quite hostile. "I have letters that he wrote to me about it, you know: 'In 13 minutes on the runway you have destroyed 40 years of my career.' "I am really happy I have them -- they are written in his own hand. When I'm 85, maybe I'll put them in a book -- if anyone cares." Far finta di non capire il contesto di un gigante invecchiato, da sempre preda di narcotici e gravemente malato, è perlomeno tacciabile di malafede, la stessa malafede che crea ad hoc un sofisticato subliminale: se l'immenso YSL s'incazza e si dispera per un Tom Ford, vuole in fondo dire che Tom Ford è altrettanto grande. Bè, non è vero.
Se non conoscete Alaska vi state perdendo qualcosa che aumenterebbe di molto la qualità della vostra vita. Mi annoio a fare il biografo, quindi vi dico solo che il suo vero nome è Olvido Gara, una donna estremamente intelligente che ha saputo fare della sua scarsa voce un brand che da quasi un trentennio cavalca con successo e culto la scena alternativa e pop della musica spagnola. Essere allo stesso tempo intensi, ridicoli, profondi, divertenti, popolari e all'avanguardia, soprattutto rispettati non solo dalla critica musicale, che chissenefrega, ma dalle nonne al punk è un'impresa epocale di molto conto. Mtv España (che navigava al limite del fallimento fino a poco tempo fa, ma che con l'avvento del digitale terrestre ha riconquistato quote e gradimento da parte del pubblico jamonero) mette in scena da qualche settimana il realitydocu "Alaska & Mario", pezzi della stramba vita di Alaska e del suo compagno Mario Vaquerizo, ultimo genuino avamposto vivente del Glam, di professione manager e cantante del gruppo "Las Nancys Rubias". Ed è proprio Mario la vera sorpresa del programma, dove "la Olvi" risulta molto spesso trattenuta e fa più o meno quel che ci si aspetta da lei, Mario è un po' Marylin Manson e un po' Morgan, un po' Teletubbie e un po' Rettore, parla spesso prima di pensare. Il tessuto è l'organizzazione del matrimonio fra i due con scenette di vita vissuta à la "The Osbournes" e francamente non è niente di eccezionale seppur a tratti molto divertente. Quello che traspare è, a prescindere dalla realtà aumentata del reality, il sincero sentimento che unisce questi reietti di genere: Mario e la Olvi si vogliono bene per davvero, si sono scelti nella loro stramberia e significano un affiatamento ben più amalgamato di una qualsiasi coppia etero o omofila, una coppia di fatto che si sposa dopo undici anni di relazione, un esempio da manuale del concetto di Rispetto. Un film della Disney insomma. Qua trovate uno scampolo del programma.
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