I diari di Andy Warhol li tengo di fronte alla tazza del cesso; dopo averli letti in passato per intero un paio di volte, li apro a caso e leggo e mi diverto sempre perché servono a ricordare, come diceva Wanda Osiris, "Bei tempi! Tempi indimenticabili! Tempi che non torneranno maai più!". Delle vite dei personaggi descritti so tutto perché mi sono nel tempo documentato maniacalmente: da Edie Sedgwick a Victor Hugo, Fred Hughes, Jed Johnson, Halston, Steve Rubell, Jon Gould (attualmente tutti morti) oltre alla mia preferita su tutti Brigid Berlin (attualmente viva). Eppoi ci sono i gemelli DuPont, due biondini millantatori con bellezza del somaro che frequentarono per un periodo limitato Factory e balli. Nei diari non se ne parla mai esaustivamente, se non un po' per dileggiarli a causa della loro supposta non brillantissima intelligenza. Ho scoperto una loro intervista sul New York mag piena di chicche (una su tutte: iniziarono a lavorare come aiuto per una allora sconosciuta caterer dal nome Martha Stewart) e permeata di uno spiazzante candore a raccontare attimi di decadenza. Buona Lettura.
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