Mi sono scaricato sull'ipod e rivisto dopo che lo avevo comprato un paio di anni fa "Pie in the sky", l'unico documentario che si occupi escluvamente di Brigid Berlin. Se capire Edie Sedgwick e' abbastanza facile, non e' stata ancora formalizzata la pratica dove universalmente viene riconosciuto alla Berlin un apporto importantissimo al mito della Factory e dello stesso Warhol.
Ma andiamo per ordine. Nasce nel '39 in una famiglia ricchissima; il padre fu quello che salvo' dalla bancarotta la Hearst corporation (vi ricordate Patricia Hearst no?) diventando di fatto il vero padrone della ferrovia. La madre, bella, bionda e stronza e' la causa principale della vita pazzesca condotta dalla figlia Brigid. Da piccola la bambina e' caruccia e simpatica ma ha uno strano difetto che diventa imperdonabile per la borghesia bianca americana: mangia tutto e mangia troppo. Non e' sopportabile che una madre non possa esibire una figlioletta che non le somigli e cosa fa? L'assassina a 7 anni comincia a farle prendere l'anfetamina e inizia quindi il calvario fatto soprattutto di speed appunto e dell'entrare e uscire per tutta la vita da cliniche per dimagrire. "At our apartment, at 834 Fifth Avenue, my mother had needle-point thrones, not toilets - very French. My mother slept with her makeup on. When I was 10 years old I found her Tampax, and she told me they were for removing makeup. So every night I cleansed my face with cold cream and Tampax. She had plastic vibrators, and she told us they were for her neck. I cannot picture her having sex. She wore heels at home - in the house, for Christ's sake!... My mother didn't work... She got her hair done every day, over at the House of Charm on Madison and 61st Street. When I was 11, she gave me a permanent." Bene a 21 anni si e' gia' sposata e divorziata, vive da sola a New York, ed entra nella vita di Andy Warhol. Cambia il nome in Brigid Polk (per via di "poke", gli speed) compare in film della factory (soprattutto "Chelsea Girls"), mangia da far schifo, ma soprattutto diventa la confidente numero uno di Warhol. Il suo comportamente ossessivo-compulsivo con mangiare e anfetamine la fa diventare una formidabile catalogatrice di cose. L'idea delle polaroid e di registrare le telefonate mica e' di Warhol, e' sua; come da ricordare e' il suo "cock book", dove compaiono i disegni di cazzi fatti da socialites della factory ma anche Taylor Mead, Billy Sullivan, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Jane Fonda, Roger Vadim, Peter Beard, Dennis Hopper, Ondine, Richard Avedon e Leonard Cohen; e fare questo agli inizi degli anni '60 fa la differenza. Se la Sedgwick non porta niente alla Factory tranne la sua immensa bellezza, Ondine e' troppo sofisticato e incomprensibile per Warhol, Malanga fa il factotum litografo, D'Allesandro dona il suo cazzo a destra e manca, Morissey fa finta di essere un fine intellettuale, Brigid Berlin e' la critica che Warhol teme, e' la sua `personale arginatrice di ipocondrie, la sua grassa mogliettina. Ore e ore al telefono. Nel frattempo la madre la odia ufficialmente bandendola dalla sua vita. Per tutta risposta lei e' in un teatrino off-broadway dove ogni sera spettacolarizza la sua vita, facendosi dal vivo punture di anfetamina e chiamando al telefondo direttamente sul palco gente ignara di far parte dell'happening, e chiaramente le telefonate alla madre sono le piu' belle. Quando Warhol muore, la Berlin e' in Inghilterra nell'ennesima clinica per dimagrire. Nel documentario si vede lei che lotta ancora con il cibo, pesa tutto quello che mangia in una casa ordinatissima e catalogatissima di tutto un bricabrac divino. Vedo di podcastare presto qualcosa.Che nessuno se la caghi e' presto spiegato: e' ancora viva.
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