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sabato 5 luglio 2008

Ar mare?

David Sedaris e Madonna, stanno provvedendo alla loro tintarella in questo momento a Patmos.
Significo la mia puzza: quando sono andato per la prima volta a Patmos non esisteva il porto; questo oltre a dare finalmente un senso al Cenozoico, riporta alla prima notizia. E' ufficiale che al mare non ci si deve mettere piede perché il mischione culturalsociale che trovi nei posti di mare è agghiacciante e davvero troppo democratico. Me li vedo gli stronzettini ricchetti quasi sempre architetti di Roma e Milano che con il loro romanzetto Adelphi con copertina color scureggia stanca (che se li pedini, beccherai eventually che lo leggono capovolto) locano case a Patmos nella speranza che Miuccia li inviti ad una cena, e scoprendo la Ciccone sull'isola e pur adorando, sono costretti ad alzare un sopracciglio di disapprovazione.
Alla fine degli anni '80 a casa di amici conobbi un uomo di cui oggi mi sfugge il nome, uno che grazie alla sua avvenenza fisica negli anni '60 fece strage di culi e di cuori; mi chiese cosa avrei fatto quell'estate e io gli risposi: "Vado al mare". Lui allora mi disse così:
"Ar Mare?
'na vorta ce se annava ar mare!... Ar mare ce annavano i Ricchi... e i Belli... che ce li portavano i Ricchi... Ar mare: mo' non ce se po' più annà ar mare".

lunedì 30 giugno 2008

la variabile Morvillo

C'è voluta quella principessina coburga della Tulliani per farmi notare che Novella 2000 è cambiato migliorando in maniera evidente. Essendo un giornale essenzialmente di serve che parla a serve di cose da serve, assolve il suo compito in questa sua nuova veste in maniera ineccepibile. La svolta vera sono le didascalie: finalmente sono il naturale complemento delle figure, sono un condensato del personaggio, ti ricordano le fondamentali gesta del suo passato, ti informano per esempio di quanto ha dichiarato al fisco, in un Bignami di facts utilissimo alla serva che legge. E' il settimanale italiano più pop mai letto finora.

lunedì 9 giugno 2008

Tackylist

Bene stamattina mi sono svegliato con piglio trendsetter, e che non mi rompa la minchia nessuno.
Quindi ecco la toplist di cosa/chi è burino al momento, secondo naturalmente il famoso buon umore che mi contraddistingue appena sveglio (come a x factor, non è in ordine d'importanza)

1) avere una famiglia unita e che si vuole bene
2) mangiare sugli aerei
3) mangiare in un ristorante con più di 2 amici
4) mangiare in genere
5) andare alle vernici
6) andare al cinema (andare al cinema e vedere film italiani di questa nuova finta riscossa è ancora più burino)
7) leggere vanity fair
8) andare agli aperitivi (ma questo già si sapeva)
9) namedroppare vips (mentre namedroppare sconosciuti è elegantissimo)
10) jovanotti
11) le borromeo
12) lapo elkann
13) alain elkann
14) jovanotti
15) volare air one (elegantissimo è invece indulgere nell'imputridimento alitalia, un po' come vivere "Morte a Venezia")
16) lamentarsi della destra non avendola votata
17) carla bruni, chettelodicoaffà
18) madonna, cheppalle
19) roma
20) napoli
21) lo strapotere delle lesbiche nelle questioni dei froci a roma, le uniche lelle nel cosmo ad essere degli uomini stupidi
22) lamentarsi dell'italia in genere
23) lamentarsi del caldo, del freddo, della pioggia
24) lamentarsi
25) parlare in palestra
26) andare in america, che il dollaro è debole
27) andare a ballare
28) avere un account myspace
29) imparare lo spagnolo
30) andare a ibiza
31) avere un account facebook
32) avere un blog
33) dire che il bellota è più buono del parma
34) il calcio e i calciatori
35) la fica
36) il cazzo
37) l'arte contemporanea cinese
38) benedetto sedici


Vaddasé che riconoscersi in più di 3 punti o apprezzarli vuole dire essere burini hopeless.


domenica 8 giugno 2008

La cosa più spiritosa degli ultimi 4 mesi

Non è mia, ma un mio amico sagacissimo trova che le Sorelle Borromeo e le Sorelle Lecciso siano per tigna, identiche.

sabato 7 giugno 2008

Los Miami!

Per essere andato a provare a porte chiuse lo chef del "Monvinic", nuovo ristorante disegnato da Alfonsito che verrà inaugurato a luglio mi sono perso l'evento mediatico spagnolo della stagione.
Dunque. Sono state fatte delle intercettazioni fra la polifacètica Ana Obregon e un brutto ceffo. Pare che lei avesse a disposizione diverse squadre di picchiatori che all'uopo agivano contro i giornalisti che parlavano male di lei. Insomma, chi parlava male veniva prontamente o picchiato o minacciato o distrutta l'automobile. Pare che volesse far picchiare Jaime Cantizano, presentatore di "Donde estas corazon" per aver mostrato fotografie di suo figlio Alex, avuto con Dado Lequio e quindi fratellastro del figlio di Antonia Dell'Atte, mentre faceva vedere il culo durante un concerto. In una delle intercettazioni lei dice: "Guarda che non voglio che mandi della gente qualsiasi eh!, devi mandargli "LOS MIAMI". Eccezionale, eccezionale. Per l'occasione ieri sera a "Donde estas corazon" veniva consumata la pace fra la punta dei suoi giornalisti Maria Patino e Antonia Dell'Atte (erano litigate perché la giornalista aveva parlato male del figlio di Antonia in televisione e Antonia che non le manda a dire e manco a menare, incontrandola giorni dopo in un ristorante, aveva aspettato che Maria si recasse nella toilette per signore, l'ha seguita e contestualmente pistata di botte) per sferrare insieme un attacco contro la Obregon. Cazzo se qualcuno (ANGELINO DOVE SEI????) l'ha visto che racconti!


domenica 1 giugno 2008

Risposte stronze del sabato sera

1) Arriva un sms all'1a di notte da Costantino che è a Barcellona e che non leggo subito (avevo altro da fare):
"E vero che vivi in un ristorante che si chiama Botafumeiro?"
non gli rispondo.
Torno a casa e arriva un'email sempre da Costa:
"La Viero dice che tu adori un ristorante che si chiama Botafumeiro, e mi ci ha portato stasera. Era un posto orrendo che è costato 100 euro a testa e le aragoste non erano manco marine. Stiamo tutti malissimo. C'erano dei mapuche con le chitarre che suonavano "volare" ai tavoli delle serve che compivano gli anni. Ora tu sei una cagna che non ha risposto al mio messaggino al telefono, ma mi puoi dire per favore la verità su sto Botafuemerio?"
rispondo:
"siccome oltre a me ci va il re quando è a barcellona oltre che a qualunque mito sulla terra, si vede che hanno visto la viero e vi hanno preso per straniere... Comunque al botafumeiro si mangia alla "barra" e cioè al bancone che è più chic e si mangia da dio... la prossima volta che coincidiamo lì, ti ci porto io e ordino io, che quella essendo una struzza che ingoia e non mangia, di cibo non ci capisce una mazza... baci p.."
2) Prima, verso mezzanotte raggiungo Diego al "Mono", bar buffo di Milano dove c'è un mistone di ricchioni, punkabbestia, alternativi, donne (bruttine a dire il vero), anche delle pseudo palestrate pronte per il Billy, insomma fa abbastanza ridere. Scorgo addirittura tra la folla Bianconi, e constato la sua repellenza fisica (un po' quando il camp straborda totalmente verso il brutto tout court), una bruttezza cosmica a livelli di meglio tutta la vita una pippa/ditalino piuttosto, ma percepisco da lontano che lo sa anche lui, e quindi mi spiego il perché di riportare questa punizione divina ogni tanto su di una rima riuscita. Ma non è questo il punto. Diego sta parlando con uno un po' wannabe modello di h&m serie z che ad un certo punto dice di avere 22 anni. Io dico che non sembra. Lui stizzito capisce che intendevo dargli un 26. Lui prontamente dice che gli danno continuamente 16 anni basta che si faccia bene la barba. Vede in me dello sconcerto. Io dico:
"Certo, mi fa un po' impressione, ho più del doppio della tua età"
Lui credo voglia punirmi pensando scioccamente di umiliarmi chiedendomi l'età esatta e quindi dice:
"Beh... io 22, tu più del doppio, che differenza c'è?"
io rispondo:
"Tanti soldi".

martedì 27 maggio 2008

Viso Liceo Mani Museo

MariselaA me sta benissimo che attempandosi uno decida di non porre dei damaschi neri agli specchi e vivere di ricordi, ma ipotizzi di prendere se stesso e gli altri per il culo ricorrendo a degli escamotaggi chirurgici come correttivo di nullità e/o assenze interiori. Ma questi devono essere fatti benissimo. Quindi uno non mi può (notare il dativo d'affetto) dipanarmi un lifting facciale (freccia A) da bambinetta di Caracas e poi lasciare che le mani (freccia B) rimangano e rimandino all'era precolombiana. Un po' d'attenzione suvvia.

domenica 25 maggio 2008

Il Burlesque come supplizio

Dita
Dita Von Teese è come Bernadette; per imposta immarcescenza, come alla Soubiroux, le è stata colata della cera in tutto il corpo, solo che da viva invece che da morta. La differenza è che da viva non puoi diventare santa, da morta sì. Come la Soubiroux, suppongo che Von Teese sia nata nel 1844, solo che la Santa, più scaltra, ha preferito morire piuttosto che avere una vita così priva di sorprese, nella consapevolezza di esibirsi davanti ad un pubblico oltremodo gentile che mai e poi mai potrà avere nemmeno la parvenza e l'accenno di una benché minima erezione. Vedo duro il suo processo di beatificazione, senza contare che Bettie Page, incredibile a dirsi, è ancora viva.

lunedì 10 marzo 2008

Amare Giancarlo Dotto

Dove c’è lei c’è anche la Pucci. Principesche entrambe, quando vanno a messa e quando salgono trafelate la scala a chiocciola della sala da tè al centro di Roma. La Pucci davanti, la Borghese dietro, non si sa quale al guinzaglio dell’altra. Si parlano in inglese o in tedesco, a seconda dell’umore. Il rosario lo recitano in italiano. A 7 anni la Pucci è già nonna e forse bisnonna, decine di Jack Russell sparsi in tutta Panarea, figli e nipotini dal pelo corto, lasciti del suo temperamento passionale. Adorata dalla sua padrona, che le ha dedicato un’«Ode alla sensibilità canina», e da Vittorio Messori, altro celebre convertito e pure lui pazzo della Pucci. Alessandra Borghese e la Pucci vanno di corsa, specie ora che hanno detto sì a Casini, inteso come Pier Ferdinando. Non è dei più semplici l’approccio con la discendente di Paolo V e di Scipione Borghese, mecenate del Bernini. Come allacciare uno slow con un porcospino, animale quotatissimo in araldica. Intollerante da par suo e sprezzante suo malgrado, la principessa. L’entusiasmante inclinazione, noblesse oblige, di ribadire a ogni istante l’ordine naturale delle cose: che ci sono loro e poi tutti gli altri, escrezioni del caso, subumani variamente arrampicati sugli specchi delle loro imperfettibili imperfezioni, che sia la rabberciata sintassi o l’abortito pensiero. Insomma, che Dio la benedica, grazie a lei riaffiorano palpiti d’antan della lotta di sangue ancora prima che di classe. Più facile la conversione che la conversazione con la Borghese. A meno che tu, imbestiato da tanta grazia e dopo aver contato fino a venti, non stia lì palesemente sul punto di rovesciarle addosso il tavolo e il barattolo della coca-cola light. E’ allora che la vedi virare, la principessa, e diventare di colpo oltre che di colpa una donna umile incline al perdono, il che significa di fatto un paio di cose: lei sta compiendo uno sforzo sovrumano e tu, da pitecantropo, sei trasformato di getto ai suoi occhi ora compassionevoli in un miracolabile disabile, nel senso di psicolabile. Ti spuntano le grucce sotto le ascelle e dai ragione in pieno a quell’arguto signore di Francesco Cossiga, amico e in qualche misura devoto di Alessandra Borghese, a proposito della quale ha scritto: «La nobiltà di lignaggio è come il vaiolo, può anche passare ma lascia sempre cicatrici e nessuno, checché ne pensasse Saint-Just, ha colpa della nobiltà ereditata». Partono anche le campane dalla piazza di Montecitorio ora che il feeling è pressoché totale tra l’aristocratica e il plebeo. Alessandra dovrà per più di un mese sdoppiarsi in giro per l’Italia. Come autrice del suo «Lourdes, i miei giorni al servizio di Maria», pubblicato di recente dalla Mondadori, diario di un’hospitalière molto anomala che due volte l’anno si reca da volontaria al santuario per curare, pulire e calare nelle sacre piscine di Lourdes i miserabili della terra e, da qui a metà aprile, come candidata per l’Udc, al servizio di Pier Ferdinando. La missione, in questo caso, è raggiungere il quorum al Senato. Dalla Grotta a Palazzo Madama, da Bernadette a Casini, sempre di miracoli si tratta in fondo. «Una proposta lusinghiera e una decisione difficile. Mi sono presa il mio tempo, ma alla fine ho deciso che ne valeva la pena. Le sfide mi sono sempre piaciute. Confesso, mi ha dato molto fastidio sentir ripetere ogni giorno da Berlusconi e da Veltroni questa storia del “voto utile”. Un avvilente gioco di potere che ha stimolato il mio senso di ribellione». Rispetto della vita e della libertà religiosa, valori cristiani, immigrati, la famiglia. Sottoscrive tutto Alessandra Borghese. «La famiglia come soggetto fiscale sarà il mio cavallo di battaglia. La difesa dei ceti deboli. Parlo con la gente, frequento le parrocchie, percepisco acuta sofferenza in giro, c’è una piccola borghesia che sta sparendo, vecchi che non arrivano alla fine del mese e giovani che non sanno in cosa credere. Porterò ovunque la testimonianza di Bernadette. Anche lei aveva perso la strada prima di affidarsi a Maria. Gli immigrati? Benvenuti, ma dovranno accordarsi alle nostre regole e alla nostra cultura». Non si sono fatti vivi nemmeno gli amici Veltroni e Rutelli, di cui è stata consulente per il Giubileo. «Non so ancora per chi voterò come sindaco della capitale ma, da romana, mi lasci dire che avrei fatto meno festival del cinema e mi sarei occupata più delle strade e della sicurezza, più dei cittadini e meno dei turisti». Prediletta prima di Wojtyla e poi di Ratzinger, nega di aver ricevuto consigli o pressioni dalla Curia per scendere in politica. «Ho ascoltato solo la mia famiglia e tutti mi hanno esortato a farlo». Non si cura delle maldicenze. «Sete di Dio? Ma no, la sua è sete d’Io», a sottolineare i suoi disinvolti passaggi dal Monte Sinai a «Porta a Porta». Da sempre complicato, del resto, mettere insieme l’aristocratica che scrive «L’elogio delle buone maniere» e l’inviata di un settimanale popolare come «Gente» al seguito del Papa, l’amicizia con Donatella Versace o la partita a bowling con Juan Carlos di Spagna e le messe nelle parrocchie più periferiche. «Non c’è contraddizione. Quando si diventa strumenti di un disegno divino puoi renderti utile in qualsiasi modo». L’infanzia romana, il dramma del fidanzatino che si spara in bocca seduto accanto a lei in macchina, la giovinezza a New York, il jet set, il matrimonio fallito con il miliardario Costantino Niarchos e poi la conversione fulminea. Il giorno in cui l’amica del cuore, Gloria Von Thurn und Taxis, tra una passeggiata a cavallo e una partita a golf, la trascina a messa. «De la Dolce Vita à la rencontre avec Dieu», sintetizzano i francesi. Da quel giorno Alessandra Borghese va a messa tutti i giorni e recita il rosario anche quando esce con la filippina a fare la spesa. Ha smesso di fumare dopo una visita al «Divino Amore». Ha le idee chiare su come organizzarsi in politica, forte del suo passato da imprenditrice della cultura. Donna poco duttile, dovrà imparare a convivere con i campioni della duttilità che sono gli ex democristiani. «Prima della conversione ero molto vendicativa con le persone che non mi amavano, oggi prego per loro. Non mi sembra un cambiamento da poco».

Giancarlo Dotto per "La Stampa"

PS: Certo, non si è spinto in dettagli succosi e inquietanti, su come per esempio sia andato il divorzio Niarchos, né come andò quella maledetta giornata nel quartiere Prati, ma va bene lo stesso...

giovedì 6 marzo 2008

Il deputato, l'onorevole Alessandra "La piscinière" Borghese de' Principi Borghese

Borgis
Da “Il Sole 24 Ore” "Probabilmente sabato festeggerà la discesa in campo a Patti, in Sicilia, nella terra di Raffaele Sindona. Ma più che di Sindona s'intende di Sindone e delle imprescrutabili cose della fede e di Dio. Nella terra dell'ex difensore della lira andrà a ritirare il Premio nazionale Città di Patti per il libro «Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria». Alessandra Borghese – o meglio Donna Alessandra Romana dei Principi Borghesi – ha deciso di candidarsi nelle liste dell'Udc. Culmina nell'impegno politico un lungo cammino di fede che ha visto protagonista la nobildonna romana di una fervorosa attività di testimonianza cominciata con il libro «Con occhi nuovi».
È l'avvio della nuova conversione che la porterà a diventare, dal maggio 2005, «hospitalière del Santuario Notre-Dame de Lourdes» e, dal luglio 2006, a diventare componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Civitas Lateranensis, che ha come fine la promozione e il sostegno della Pontificia Università Lateranense.
In uno degli articoli più recenti Alessandra scrive: «Sono ormai passati 40 anni dal Concilio Vaticano II, anche se il travaglio nonè ancora finito. Sta emergendo una nuova cristianità non più sostenuta dalle istituzioni che deve confrontarsi con le esigenze moderne e la sfida delle altre religioni. La Chiesa cattolica deve sfidare il mondo moderno senza cedere a compromessi o facili vie d'uscita». Non c'è dubbio: è già un programma elettorale
."

...più che un programma elettorale, a me è venuta in mente come un fulmine di Memoria Involontaria "Piccole Volpi" e quindi Regina Giddens (Bette Davis): "I waant more, I waant a larger share"...