8.10.09, h 10,30 Ah, il lodo Alfano! Le leggi ad personam! Le corsie preferenziali! I grossi studi legali che digrignano i denti come cani da combattimento! Mezzi economici a dismisura! Ricorso all’ipnosi da promesse, ricchi premi e cotillon anche parlamentari! Gli scambi di baldacchini di regali con Putin, dall’espressione così rassicurante, amica, sodale! Schiere di scherani prezzolati per inneggiare all’ideale e alla causa contro i comunisti, che di tutte le patacche propagandistiche di una destra delinquenziale è la più patetica! I comunisti in Italia, ma quando mai? Magari! Per contro, quanto a parsimonia e talento sbaragliante, mi viene in mente Rossellini e la penuria di pellicola di cui soffriva girando “Roma città aperta”: la leggenda vuole che Anna Magnani doveva limitarsi a rincorrere la camionetta su cui viene scaraventato dai nazisti il suo promesso sposo, non a cadere e a essere ammazzata sotto il fuoco del mitra, ma la Magnani inciampò, franò a terra lunga e distesa e Rossellini, che non poteva permettersi di buttare via tutta quella pellicola pena doversi arenare lì e licenziare le maestranze, cambiò la sceneggiatura sui due piedi e ne nacque un capolavoro assoluto della storia del cinema. Pochi mezzi, grandi invenzioni – il bisogno acuisce l’ingegno, no? Nel nostro caso, il bisogno di tenere fede a comuni regole democratiche, qualsiasi cosa succeda, qualsiasi minaccia brandisca il “nemico” o il pericolo o la paura o… l’inadeguatezza al ruolo assunto, non altro.
Che senso ha tagliare ogni traguardo se si è un ciclista dopato come Pantani? O li taglio perché sono o Bartali o Coppi o mi do ad altro, fosse pure all’ippica.
Un grande uomo, un genio dell’umanità, uno statista vero lo si vede quando la coperta, già stretta, si accorcia ancora di più, non quando, di dritto o di rovescio, si procura lana fino a non arrestarsi nemmeno di fronte all’abigeato o a requisire per il proprio gregge tutta l’erba brucabile a danno degli altri allevatori. La mediocrità di Berlusconi uomo – e dei suoi corifei – risalta tanto di più nel suo pretendere per sé politico-imprenditore leggi speciali, proprio perché con le sue proprie forze, servendosi di una legislazione comune a tutti gli altri, non saprebbe fare nemmeno un passo, se non inevitabilmente all’indietro.
Io non mi scandalizzo se Berlusconi (e ogni altro imprenditore medio o grosso che sia) sottrae allo Stato soldi e tasse e fattura in nero una fetta grossa o piccola che sia, nessuna azienda sopravviverebbe se si attenesse alle leggi erariali oggi vigenti (solo per pochi, lavoratori a busta paga in testa), mi scandalizza che Berlusconi Primo Ministro le tasse non le abbia abbassate a un sopportabile 33% per tutti invece dell’insopportabile 70% che è sempre toccato a me e ai pochi contribuenti fiscali totali, visto che questa sua lacuna governativa (che avrebbe richiesto risoluzioni un po’ più complesse, intelligenti, persino didattiche in fatto di durevole civiltà della convivenza sociale che non l’ennesimo colpo di spugna di uno scudo fiscale) è altrettanto grave, e infangante, della mancata legge sul conflitto di interesssi a opera, almeno, dei governi D’Alema e Prodi.
Quanto alla bocciatura del lodo Alfano, salvifica anche per Berlusconi e quel poco di ritorno al buon senso che forse è tuttora in grado di fare, molto rumore per nulla: sono sicuro che ora i giudici si premuniranno, come già in passato, di assolverlo un processo via l’altro se proprio proprio non faranno in tempo a cadere in prescrizione in toto, al massimo inseriranno nelle sentenze alcuni cavilli qui e là di spuria dialettica a monito futuro dell’impenitente birichino in cui adombrare una certa dose di correità nei crimini imputatigli, ma minima, per carità, giusto per gradire, un po’ come hanno fatto con Andreotti a Palermo che risulta, sì, collaterale alla mafia, ma solo un cincinin, fino a un determinato anno e da lì in poi ha deviato strada e si è votato all’assoluto pentimento e riconoscimento dell’errore fatto senza mai più ricadervi. Io se fossi Berlusconi, ci farei su una risata: perderà un po’ di tempo in qualche aula di tribunale, tutti i media saranno per lui, ci saranno milioni di cittadini che lo ameranno/invidieranno ancora di più, nel bene e nel male sarà diventato l’uomo della modernità più famoso del mondo, e ormai lo è almeno quanto lo è stato Mao, suvvia, lo schiaffo diventerà tanto più sonoro per chi ha osato darglielo e osannarne l’eco; quanto ai 750 milioni di euro che la Fininvest dovrebbe rifondere alla Cir di De Benedetti per il danno subito dalla corruzione dei giudici che portarono Berlusconi a possedere la Mondadori, mi taglio le ultime palle rimaste se mai scucirà un centesimo. Legalmente legittimato, ovvio.
Be’, l’unica buona notizia per noi italiani è, per l’appunto, che Berlusconi, dovendosi di tanto in tanto scomodare personalmente a fianco dell’avvocato Ghedini e assentarsi dal ruolo di Primo Ministro per presenziare in tribunale, ruberà del tempo al suo dovere costituzionale: per quello che ne ha fatto finora, speriamo che se la prenda comoda. Tuttavia, a me quest’uomo fa pena soprattutto per la sua modestia estetica: poteva cantare le sue stornellate accompagnato da Claudio Abbado e i Vakagher Philharmoniker e si accontenta di Apicella, poteva chiedere delucidazioni sulla laicità dello Stato a Margherita Hack e invece si accontenta di darle lui a Patrizia D’Addario e all’on. onorario Bertone su chissà cosa, poteva godere del franco sorriso o della rabbia scatenata dell’unico e insostituibile Aldo Busi esistente sulla Madre Terra e si deve sorbire il ghigno di furba mestizia di un ennesimo Capezzone.
Diciamolo? Diciamolo: ma che merda di vita!
A.B.
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