Marco è divino in ogni molecola del suo rappresentarsi: voce, sguardo, gestualità, fisicità, c'è una disarmonia apparente che non finisce di stupire per come si superi all'istante in una insolita,geniale, stupefacente armonia. Lascia ammirati, e tanto di più perché non è affatto sexy. E baci. A.
A dire il vero pensavo che con poco tempo a disposizione saremmo partiti con un cast cantanti così così; e invece ce ne sono di bravi e di bravissimi, quindi bene.
Contento di far parte di un programma così bello. E i nostri detrattori e le loro accuse d'incapacità di individuare talenti dopo Giusi, vogliano gradire il seguente filmatino. E grazie.
Immaginatevi una bella e ricca socialite agli inizi del secolo scorso a New York.
Si chiama Edith, di cognome Bouvier, una famiglia americana che conta, produce carta e successivamente un'erede dal nome Jacqueline che diverrà first lady insanguinata (Edith era sua zia). Ha estro artistico Edie, canta discretamente, ma il rango e le convenzioni la fanno sposare a un avvocato di successo, tal Phelan Beale. Hanno 3 figli, 2 maschi e una femmina che chiamano Edith sulla quale Edith madre riverserà il germe di una carriera troncata, pur non permettendole mai di perseguirne una. Passano le loro estati in una meravigliosa casa dal nome "Grey Gardens" che si trova negli Hamptons, luogo di vacanza di tutti i ricchi chic della costa est. Ma la crisi del '29 piega di non poco le finanze di Phelan e anche l'amore vacilla: divorziano. Comincia la parabola finanziaria di Edith. A lei quello che interessa è stare a "Grey Gardens", non importa se non ci sono più soldi e non può permettersi tutta la servitù. Phelan muore all'improvviso, i soldi diminuiscono drasticamente e i figli maschi tentano di far vendere la casa alla madre che si rifiuta in maniera categorica. Costringe la figlia a vivere con lei e inizia di fatto una convivenza in una casa piena di gatti randagi che comincia ad andare allo sfascio: sporcizia, topi, procioni selvatici, tanto che i vicini di casa e tutti gli East Hamptons sono letteralmente orripilati da questa coppia molto molto eccentrica. Negli anni '70 la nipote Jaqueline che non è più una Kennedy ma una 'O, dopo essersi vergognata leggendo un articolo sul "National Enquirer" che descrive doviziosamente il degrado di "Grey Gardens", della zia e della cugina, obbliga le parenti ad accettare un assegno che copre la disinfestazione, nuovo impianto elettrico e una mano di tintura.
Negli stessi anni ai registi Albert e David Maysles, viene in mente di girare un film sulla giovinezza di Jacqueline negli Hamptons. Ma la sorella Lee suggerisce loro di fare una capatina in casa Bouvier Beale. Ne uscirà fuori un documentario, un capolavoro, il più camp dei reality-docu, perlappunto dal titolo "Grey Gardens" dove le due Edith parlano, straparlano della loro vita nel contesto di quella casa fatiscente.
Questa primavera HBO ha prodotto un eccezionale film tv dallo stesso titolo che racconta la storia di quel documentario e molto più della vita delle due Edith Beale. Ad interpretarlo Jessica Lange e Drew Barrymore, entrambe manieratissime e bravissime. Sia il documentario che il film sono in dvd su amazon.
(Insomma, dopo il volo entro all'interno di El Venizelos (l'aeroporto di Atene no?) ed io e gli altri passeggeri si percorre un corridoio dove veniamo controllati da una camera con monitor a vista; io penso subito che eccoci qua che scocciatura mi prenderanno per terrorista con 'sto pizzetto barboso levantino e invece no, è una telecamera termica che appena scorge un 37 e mezzo ti fa fermare da degli addetti sanitari come un probabile portatore di Porcina. A parte il fatto che uno che ha l'Ebola, è sufficiente che si prenda un paio di Advil in aereo quando dicono "Il comandante informa che abbiamo iniziato la discesa verso l'aeroporto X" e la fa franca, mi sono però inquietato al pensiero che fra pochi giorni dovrò andare in California passando per il terminal 5 di Heathrow e che io ho le mani sempre nel naso, proprio come Costanzo (sarà nel dna di nani con parte d'intelligenza sensibile), sempre negli occhi (come se avessi un ciglio caduto nell'iride) e sempre in bocca (perché in aereo mi mangio le unghie dalla noia) e quindi sono Ecce Porcino sicuro; ma una mia amica svelta mi ha rimediato con bugie e giochi di prestigio una confezione di Relenza, che il Tamiflu tanto non si trova: è meno efficace ma io sono più tranquillo)
Ad Atene ho visto "Brüno": ho riso con le convulsioni un paio di volte (teatrini porno col fidanzato filippino e la seduta dallo psichic dove entra in contatto con l'anima di Milli di Milli Vanilli e mima una pompa). Devo dire che il mio amico greco affianco, pur essendo ricchione non ha riso quasi mai, era anzi in forte disagio perché il film è davvero molto pesante, volutamente di cattivo gusto e controverso per un pubblico mainstream. Ha una trama raffazzonatissima, dei momenti che provocheranno delle ondate omofobiche violente (penso per esempio all'educazione disinvolta che Brüno impartisce al figlio adottato) perché appunto il grande pubblico non avendo il dono dell'elaborazione, penserà che i ricchioni siano tutti esattamente come Brüno. Magari.
Oggi inizia X Factor #2. Il desiderio dell'altr'anno s'è avverato e cioè di fare un programma del quale non vergognarsi e di trovare qualcuno che avesse un oggettivo riscontro di vendite. La controprogrammazione è oscena e non credo ci siano a disposizione numeri per farne di grandi. Quest'anno ci sono dei concorrenti fortissimi e, ironia della sorca, si inizierà con una canzone il cui testo mi ipnotizzò facendomi decidere di andare via da Roma.
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