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martedì 1 luglio 2008

La strategia della Sciacalla

Insomma se io fossi donna e avessi appena persa la corsa per la casa bianca e volessi, per tigna o rabbia, non perdermi un'ultima occasione per diventare presidentessa, non farei altro che: fare delle riverenze al candidato di colore, aspettare che il candidato di colore mi indichi come suo vicepresidente in caso di vittoria, aspettare che il candidato di colore diventi presidente a tutti gli effetti, lasciarlo enunciare un toccante discorso d'insediamento, aspettare che qualche matta, o qualche gruppo razzista, o anche volendo qualcuno pagato da me, uccida il presidente di colore; ecco qui: presidentessa. Ah, io comunque avrei preferito la Clinton da subito.
Nella vita ci vuole Tenuta.


giovedì 8 maggio 2008

Trova la Lella

Non vale: temo che non ci siano quattro donne ministro ma solo tre; la quarta infatti è molto più maschile (e più ottusa) del Senatùr...
(vaddasé non ha unghie)

martedì 29 aprile 2008

A margine della vittoria d'Alemanno

Vorrei farVi considerare l'ipotesi per la quale chi credesse che la Signora Palombelli devastata dalla sconfitta del marito, s'eclissi in un cono d'ombra famigliare: errore. Al contrario, per leggi non scritte di par condicio e onori al perdente (e anche il più pedestre: "Mo' che famo, nun me fai lavorà?"), vaticino per la stessa gloriosi avanzamenti di carriera fatti di neo rubriche su carta stampata, punti di vista ripresi da telecamere, ospitate a cachet a schiovere. Sono molto soddisfatto.

giovedì 17 aprile 2008

()

(Carissimi,
ho bisogno di un minuto del vostro tempo e vi ringrazio per questo.

La passata campagna elettorale è stato per me un impegno importante che ho affrontato con grande spirito di servizio e testimonianza. Ho sempre messo al centro dei miei incontri, dibattiti e discorsi quei valori più che mai necessari allo sviluppo della nostra società: centralità della famiglia, cultura della vita, educazione e identità cristiana. Continuerò a lavorare con onestà e determinazione in tutti quei campi e settori che la vita di volta in volta mi offrirà. Resto dell’idea che la politica debba essere un’opportunità di servizio per il bene comune.

Vi ringrazio per il supporto che mi avete dimostrato che conferma l’impegno di voler continuare sulla strada intrapresa.

Cari saluti)

martedì 15 aprile 2008

Pervaso da un timore

...che se confermato, mi getterebbe in uno sconforto melanconico: se Donna Alessandra Borghese de' Principi Borghese non è stata eletta senatrice che senso ha questa legislatura?

mercoledì 9 aprile 2008

La mia prima volta con Fede

BorgisEmail:

Carissimi,

ho bisogno di un minuto del vostro tempo e vi ringrazio per questo.
Poco tempo fa Pier Ferdinando Casini mi ha chiesto di essere Capolista dell’Unione di Centro per il Senato di Roma e Lazio. Questo nuovo impegno è arrivato nella mia vita come un fulmine a ciel sereno e non l’'ho di certo cercato io. Dopo aver riflettuto a lungo ho accettato la sfida.

Paolo VI diceva che la politica è la più alta forma di carità.

Se verrò eletta continuerò a difendere quei valori non negoziabili in cui crediamo: centralità della famiglia, cultura della vita, educazione e identità cristiana. Ovviamente non voglio portare la mia fede in Parlamento, ma realizzare una politica all'’altezza della mia fede, questo sì.

Conto sul vostro aiuto e sulle vostre preghiere.

Non credo di aver capito bene, sicuramente sbaglio, ma ora io mi chiedo chi sia questa Signorina Fede e se non sia un po' avventato fare outing proprio ora... Ok, se così fosse, dato il coraggio, prometto di pregare per lei.

domenica 6 aprile 2008

I 5 punti programmatici della capolista UDC per Roma e Lazio al senato

ManifestoL’ idea di politica.
Quando la politica si occupa del bene comune assume un volto umano e si libera dagli scontri di potere. È necessario ridare un nuovo spazio pubblico all’etica cristiana: centralità della persona, vera libertà religiosa, economia solidale. Ecco la chiave per restituire la politica alla sua nobile missione.

Ecco io sono una Cecetti qualsiasi quindi è stato davvero per meriti che sono Capolista al Senato...

Il tema della donna.
Una società che marginalizza le donne confinandole alle quote rosa è una società che non sa valorizzare le proprie energie migliori. Lavorerò per assicurare a tutte le donne il ruolo e lo spazio che meritano.

Oddio arrossisco: non specificando come lavorerà per queste donne, è certamente il punto programmatico più scabroso

I giovani.
Bisogna restituire ai giovani entusiasmo e certezze. Continuerò a promuovere la cultura della vita e a contrastare la droga e il nichilismo.

Certo, se aggiungesse anche "non ci sono più le mezze stagioni", questo punto risulterebbe decisamente potenziato

Turismo e valorizzazione del territorio
È necessario salvaguardare e valorizzare il nostro patrimonio artistico, diversificare il turismo low cost da quello d’elite, migliorare la qualità dei servizi e dei trasporti, coniugare tradizione e modernità.

E' il punto programmatico che preferisco. Ai passeggeri Ryanair e EasyJet non verrà più permesso di entrare dentro la cerchia del Raccordo Anulare a meno che non siano obbligati a cucirsi sulle loro lorde casacche una stella low-cost?

Il vero voto utile è quello per la famiglia e per la gente.
La famiglia è un bene comune e universale da proteggere. Mi batterò perché diventi anche un soggetto fiscale in modo che chi ha figli possa detrarre le spese di educazione e mantenimento.

E dove sono finiti gli sgravi fiscali per i padroni di Jack Russell?

giovedì 3 aprile 2008

Le Balie der Ciccione

Ferrara1b1
Io malsopporto che lo 0,0000001 delle tasse che emolumento annualmente vadano per pagare la scorta di Giuliano (uadauadauà pè-rché seeiii DOOONNNA, tu-to si faaa per teeeee/ tu-to, pur di piaceeere a teeee) Ferrara piuttosto che lo stesso 0,0000001 vada a dei consultori dove si possa abortire in tranquillità e/o a degli orfanotrofi e/o a delle mamme sole e anche indigentemente disgraziate senza mezz'euro per dei Pampers.

lunedì 10 marzo 2008

Amare Giancarlo Dotto

Dove c’è lei c’è anche la Pucci. Principesche entrambe, quando vanno a messa e quando salgono trafelate la scala a chiocciola della sala da tè al centro di Roma. La Pucci davanti, la Borghese dietro, non si sa quale al guinzaglio dell’altra. Si parlano in inglese o in tedesco, a seconda dell’umore. Il rosario lo recitano in italiano. A 7 anni la Pucci è già nonna e forse bisnonna, decine di Jack Russell sparsi in tutta Panarea, figli e nipotini dal pelo corto, lasciti del suo temperamento passionale. Adorata dalla sua padrona, che le ha dedicato un’«Ode alla sensibilità canina», e da Vittorio Messori, altro celebre convertito e pure lui pazzo della Pucci. Alessandra Borghese e la Pucci vanno di corsa, specie ora che hanno detto sì a Casini, inteso come Pier Ferdinando. Non è dei più semplici l’approccio con la discendente di Paolo V e di Scipione Borghese, mecenate del Bernini. Come allacciare uno slow con un porcospino, animale quotatissimo in araldica. Intollerante da par suo e sprezzante suo malgrado, la principessa. L’entusiasmante inclinazione, noblesse oblige, di ribadire a ogni istante l’ordine naturale delle cose: che ci sono loro e poi tutti gli altri, escrezioni del caso, subumani variamente arrampicati sugli specchi delle loro imperfettibili imperfezioni, che sia la rabberciata sintassi o l’abortito pensiero. Insomma, che Dio la benedica, grazie a lei riaffiorano palpiti d’antan della lotta di sangue ancora prima che di classe. Più facile la conversione che la conversazione con la Borghese. A meno che tu, imbestiato da tanta grazia e dopo aver contato fino a venti, non stia lì palesemente sul punto di rovesciarle addosso il tavolo e il barattolo della coca-cola light. E’ allora che la vedi virare, la principessa, e diventare di colpo oltre che di colpa una donna umile incline al perdono, il che significa di fatto un paio di cose: lei sta compiendo uno sforzo sovrumano e tu, da pitecantropo, sei trasformato di getto ai suoi occhi ora compassionevoli in un miracolabile disabile, nel senso di psicolabile. Ti spuntano le grucce sotto le ascelle e dai ragione in pieno a quell’arguto signore di Francesco Cossiga, amico e in qualche misura devoto di Alessandra Borghese, a proposito della quale ha scritto: «La nobiltà di lignaggio è come il vaiolo, può anche passare ma lascia sempre cicatrici e nessuno, checché ne pensasse Saint-Just, ha colpa della nobiltà ereditata». Partono anche le campane dalla piazza di Montecitorio ora che il feeling è pressoché totale tra l’aristocratica e il plebeo. Alessandra dovrà per più di un mese sdoppiarsi in giro per l’Italia. Come autrice del suo «Lourdes, i miei giorni al servizio di Maria», pubblicato di recente dalla Mondadori, diario di un’hospitalière molto anomala che due volte l’anno si reca da volontaria al santuario per curare, pulire e calare nelle sacre piscine di Lourdes i miserabili della terra e, da qui a metà aprile, come candidata per l’Udc, al servizio di Pier Ferdinando. La missione, in questo caso, è raggiungere il quorum al Senato. Dalla Grotta a Palazzo Madama, da Bernadette a Casini, sempre di miracoli si tratta in fondo. «Una proposta lusinghiera e una decisione difficile. Mi sono presa il mio tempo, ma alla fine ho deciso che ne valeva la pena. Le sfide mi sono sempre piaciute. Confesso, mi ha dato molto fastidio sentir ripetere ogni giorno da Berlusconi e da Veltroni questa storia del “voto utile”. Un avvilente gioco di potere che ha stimolato il mio senso di ribellione». Rispetto della vita e della libertà religiosa, valori cristiani, immigrati, la famiglia. Sottoscrive tutto Alessandra Borghese. «La famiglia come soggetto fiscale sarà il mio cavallo di battaglia. La difesa dei ceti deboli. Parlo con la gente, frequento le parrocchie, percepisco acuta sofferenza in giro, c’è una piccola borghesia che sta sparendo, vecchi che non arrivano alla fine del mese e giovani che non sanno in cosa credere. Porterò ovunque la testimonianza di Bernadette. Anche lei aveva perso la strada prima di affidarsi a Maria. Gli immigrati? Benvenuti, ma dovranno accordarsi alle nostre regole e alla nostra cultura». Non si sono fatti vivi nemmeno gli amici Veltroni e Rutelli, di cui è stata consulente per il Giubileo. «Non so ancora per chi voterò come sindaco della capitale ma, da romana, mi lasci dire che avrei fatto meno festival del cinema e mi sarei occupata più delle strade e della sicurezza, più dei cittadini e meno dei turisti». Prediletta prima di Wojtyla e poi di Ratzinger, nega di aver ricevuto consigli o pressioni dalla Curia per scendere in politica. «Ho ascoltato solo la mia famiglia e tutti mi hanno esortato a farlo». Non si cura delle maldicenze. «Sete di Dio? Ma no, la sua è sete d’Io», a sottolineare i suoi disinvolti passaggi dal Monte Sinai a «Porta a Porta». Da sempre complicato, del resto, mettere insieme l’aristocratica che scrive «L’elogio delle buone maniere» e l’inviata di un settimanale popolare come «Gente» al seguito del Papa, l’amicizia con Donatella Versace o la partita a bowling con Juan Carlos di Spagna e le messe nelle parrocchie più periferiche. «Non c’è contraddizione. Quando si diventa strumenti di un disegno divino puoi renderti utile in qualsiasi modo». L’infanzia romana, il dramma del fidanzatino che si spara in bocca seduto accanto a lei in macchina, la giovinezza a New York, il jet set, il matrimonio fallito con il miliardario Costantino Niarchos e poi la conversione fulminea. Il giorno in cui l’amica del cuore, Gloria Von Thurn und Taxis, tra una passeggiata a cavallo e una partita a golf, la trascina a messa. «De la Dolce Vita à la rencontre avec Dieu», sintetizzano i francesi. Da quel giorno Alessandra Borghese va a messa tutti i giorni e recita il rosario anche quando esce con la filippina a fare la spesa. Ha smesso di fumare dopo una visita al «Divino Amore». Ha le idee chiare su come organizzarsi in politica, forte del suo passato da imprenditrice della cultura. Donna poco duttile, dovrà imparare a convivere con i campioni della duttilità che sono gli ex democristiani. «Prima della conversione ero molto vendicativa con le persone che non mi amavano, oggi prego per loro. Non mi sembra un cambiamento da poco».

Giancarlo Dotto per "La Stampa"

PS: Certo, non si è spinto in dettagli succosi e inquietanti, su come per esempio sia andato il divorzio Niarchos, né come andò quella maledetta giornata nel quartiere Prati, ma va bene lo stesso...

giovedì 6 marzo 2008

Il deputato, l'onorevole Alessandra "La piscinière" Borghese de' Principi Borghese

Borgis
Da “Il Sole 24 Ore” "Probabilmente sabato festeggerà la discesa in campo a Patti, in Sicilia, nella terra di Raffaele Sindona. Ma più che di Sindona s'intende di Sindone e delle imprescrutabili cose della fede e di Dio. Nella terra dell'ex difensore della lira andrà a ritirare il Premio nazionale Città di Patti per il libro «Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria». Alessandra Borghese – o meglio Donna Alessandra Romana dei Principi Borghesi – ha deciso di candidarsi nelle liste dell'Udc. Culmina nell'impegno politico un lungo cammino di fede che ha visto protagonista la nobildonna romana di una fervorosa attività di testimonianza cominciata con il libro «Con occhi nuovi».
È l'avvio della nuova conversione che la porterà a diventare, dal maggio 2005, «hospitalière del Santuario Notre-Dame de Lourdes» e, dal luglio 2006, a diventare componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Civitas Lateranensis, che ha come fine la promozione e il sostegno della Pontificia Università Lateranense.
In uno degli articoli più recenti Alessandra scrive: «Sono ormai passati 40 anni dal Concilio Vaticano II, anche se il travaglio nonè ancora finito. Sta emergendo una nuova cristianità non più sostenuta dalle istituzioni che deve confrontarsi con le esigenze moderne e la sfida delle altre religioni. La Chiesa cattolica deve sfidare il mondo moderno senza cedere a compromessi o facili vie d'uscita». Non c'è dubbio: è già un programma elettorale
."

...più che un programma elettorale, a me è venuta in mente come un fulmine di Memoria Involontaria "Piccole Volpi" e quindi Regina Giddens (Bette Davis): "I waant more, I waant a larger share"...