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martedì 27 maggio 2008

Shanghai quattro (Io, Alfonso, uno Steward, una Checca d'hong-kong e una Tassista lesbica)

Shanghai 14.07.2007
...Che fossimo in questa formazione faceva presagire tutto di buono; prima: eravamo all'eddys-bar, con il proprietario Eddy che continuava a portare dei beveraggi ad Alfonsito ed ogni volta gli dava una pacca con rincorsa sul culo, cosa che ad Alfonsito non piace affatto e faceva delle facce che facevano ridere. Ieri avevamo conosciuto nello stesso posto Stefano, steward dell'alitalia molto simpatico de roma e anche e soprattutto Michael: molto appariscente frocina di Hong-Kong, curatrice di una galleria d'arte famosa con svariate sedi in tutta Cina; molto ubriaca sempre, molto magra, stasera era vestita: pantalone a sigaretta nero, ballerine nere, camicia d'Hermes (da donna va da sé), cinta di metallo dorato a maglie di Chanel, spolverino di lattice arancione; simpatico, schiodato totalmente, ed anche molto innamorato di me (non sto tootando my own horn, v'assicuro che non c'è proprio nulla da andare fiero of) continuava ad offrirmi birre e nella prima parte della serata era compulsivo con la domanda "I know i'm not your type, but tell me the truth do I look so ugly?"; poi c'è stata la fase "I don't know why i'm so popular in Paris and London, in Paris they just love me, but here in Shanghai it is so different"; io le dico che forse dovrebbe essere meno flamboyant; lui chiaramente non aspetta mai nessuna risposta. Bene, si decide di andare a questa discoteca che si chiama "Deep", tutti insieme. Fuori del bar squilla il telefono a Michael che non intende salire sul taxi guidato da questa lesbica shanghaina perché il tenore della telefonata si capisce che è pesante perché alla checchina le esce una voce da baritono, insomma litiga... Noi tergiversiamo con la Lella che si vede che ha tenuta e ci dice con lo sguardo che aspetta. Noi stiamo anche un otto minuti ad aspettare Michael che litiga agitandosi come una matta per la strada mentre all'unisono si rivolta in un'improvvisata catwalk lo spolverino che è doubleface e diventa nero, in tono con il tenore della telefonata. Si sale sul taxi, in tre dietro ad aspettare con la tassista lesbica imperterrita. Michael si decide finalmente a salire mentre sta ancora litigando e in due minuti di percorso la telefonata si fa seria sul serio, con lui che si mette a piangere copiosamente. Noi dietro ci azzittiamo da che la prendevamo per il culo. La lesbica è magistrale, e in sequenza: lo guarda compassionevole mentre lui piange e urla e dice chissacosa al telefono, gli fa patpat sulla spalla, prende un fazzoletto per asciugargli le lacrime, lui tira fuori una sigaretta, lei come Amedeo Nazzari (anzi no, Rossano Brazzi) gliela accende immediatamente, lui parla ancora un po' e poi attacca. Pare che la sua Boss gli abbia intimato che fra 2 giorni deve andare per 2 giorni a Rio de Janeiro per una mostra e poi a Londra e lui non ne può più perché non ha una personal life. Risquilla il telefono, ma questa volta è più calmo. Arriviamo al posto, noi ringraziamo moltissimo la tassista che ci lancia uno sguardo malinconico straziante che gli volevi un bene dell'anima. Percorriamo un giardinetto alberato buio con dei cinesi per terra che si fanno del pedicure (al buio!, per terra!) con Michael che parlando sempre al telefono cammina davanti a tre passi da noi, che siamo in piena formazione bodyguard/marchette della checca, strusciando lo spolverino e oltrepassando l'entrata facendo cenno senza voltarsi indietro alla bigliettaia di farci passare gratis, sentendoci ormai definitivamente le sue bodyguard/marchette. La disco è abbastanza grande con un bar circolare più i cessi al piano terra e la dancefloor al primo piano; i cinesi ballano i balli alla moda in maniera abbastanza buffa e vestiti che non m'addentro, scampoli di americane obese sudaticce ubriache che flirtano con cinesini di shanghai, addirittura una vecchia crucca con benda da pirata; alfonsito balla balla balla da capogiro e s'inventa un passo che fa così. Mi intrattengo a tratti con Michael perché vuole continuare a farmi bere; ogni tanto mi si avvicina e mi dice trasfigurandosi alla Gong Li "Don't talk to me, i'm a very dangerous person", io non ne ho dubbi. Mi presenta la proprietaria della disco, una cinese che penso ne abbia fatti fuori una duecentina, vestita di peste con una cosetta rossa di pessima fattura ma Michael tiene a dirmi che lei "as you can see, she's wearing only italian fashion". Passa un'africana orenda, Michael dice "This guy last week stole all my money, my wallet, my clothes, everything". Si passa alla fase "Just one personal question, you have a big cock, right?", ed io cattivo come un cinese gli proietto un "I'm half greek, so you just guess". Vengo salvato da Peter, shanghainese belloccio che m'invita a bere una birra da lui e quindi vedo un tipico appartamento di shanghai, al 26imo piano, non piccolo né brutto, ma dev'essere ricco. Torno in albergo alle 5, Alfonsito che è movidaro alle 11. Oggi andremo a visitare una delle gallerie di Michael. Non vedrò mai più la lesbica tassita buona.
(nel frattempo...:"A large and very powerful Pacific typhoon was bearing down Thursday on Okinawa and remote islands south of Kyushu, the Meteorological Agency said, warning against heavy rain in wide areas of southwestern Japan.The season's fourth typhoon, Man-yi, is expected to hit Okinawa on Friday and may approach western Japan on Saturday.)

martedì 19 febbraio 2008

Domenica 29 luglio/Lunedì 13 agosto 2007

Mykonos uno (Butcha ya are in the wheelchair Mr Anghelopoulos!)
Esistono dei fantastici voli charter per Mykonos, e a meno che non ci siano dei ritardi siete sull’isola in un paio d’orette; per mia solerzia, nel senso che capita che debba anticipare il mio rientro, sono costretto ad usufruire di normali compagnie aeree che non avendo il volo diretto mi vedono costretto a cambiare volo ad Atene. Ok, sveglia alle cinque meno un quarto per prendere l’unico alitalia che parte da linate alle sei e cinquanta per atene. Linate era un inferno di proporzioni apocalittiche per essere l’alba, comunque, a parte la fila e a parte mezz’ora di ritardo vengo di buona mattina maltrattato da un’hostess dell’Alitalia. Ormai le maestranze stronze, perché stronze sono, della compagnia di bandiera possono contare sullo sfinimento del passeggero e data l’ora era esattamente il mio caso. Come direbbe Delia di “Parigi O Cara”, “te racconto i fatti, giudica te”:
Io tranquillo, mi siedo al posto assegnato 1a; sento che s’è rotto il nastro bagagli e che quindi bisognerà aspettare una buona mezzora. Quindi buono buono mi accendo la mia PSP per giocare a flipper quando passa lei: romana di 37 anni che ne dimostra 56 ma che incede come se ne avesse 23, anche perché oltre ad un’abbronzatura intensa fatta di Eutra e Torvaianica, porta un ponytail alto pensando forse di essere Penelope Tree, senza chiaramente sapere chi sia Penelope Tree. Magra in volto scavato dal non essere penetrata da ahimé parecchio (e nel suo caso questo luogo comune diventa assoluta verità); cinque minuti prima la sentivo che annunciava al resto della crew che la sera sarebbe andata a Caragalllla, che non ne poteva più dei passeggeri che entrano in gabina con lo zaino sulle spalle, che una volta su una Boston/Roma non so più cosa le fosse successo di fondamentale. Ricordo che siamo a terra, con le porte aperte aspettando che qualche anima pia carichi i bagagli in stiva. Dicevo passa lei che mi vede si blocca e intima urlando “spenga subito l’apparato!”; io la guardo perplesso dico: “Ma veramente…”, lei “Lo spenga ho detto!”, io: “Ma veramente quattro giorni fa su un Tokyo/Milano me lo hanno fatto usare”; lei: “IO NON POSSO PRENDERMI CARICO DELL’INCOMPETENZA DEI MIEI COLLEGHI HA CAPITO?! SU QUELL’APPARATO C’E’ IL LASER!”; accanto a me c’è una brutta frociona della moda milanese con cuffietta e ipod acceso, quindi acceso anche il suo laser ma sono sfinito per spiegarlo alla stronza e dico: “Sì, ma si tolga st’arietta subito però…”; Lei: “E’ LEI CHE E’ AGGRESSIVO!”, Lì penso davvero di fargli vedere come potrei diventarlo ma rischio la galera e per una cameriera stronza (non in quanto cameriera ma in quanto stronza) mi sembra eccessivo e dico semplicemente un “guardi, se vuole possiamo continuare per un’oretta a parlare ma sono le 7 di mattina…”, ma lei, davvero maleducata, ha già intrapreso la sua falcata nella catwalk che dalla prima va in turistica. Cioè in pratica ha avuto lei l’ultima parola, io sono fuori di me. Ma siccome Dio toglie e Dio da, dopo un’ora sono stato ampiamente ricompensato dello sgarbo subito. C’è ancora qualche noia da scontare per un sovrappeso valigia che l’Aegean mi fa pagare 14 euro e soprattutto una fila estiva, ma insomma ci si imbarca; è inutile che m’addentri sull’aereo zeppo di greci new money che sono facilissimi da individuare ma che fra loro nascondono quelli che i soldi ce li hanno da tempo e questi soldi sono tantissimi. In un tripudio di vuittonerie, dolce, gucci e orologi da 200mila euri in su prendo posto: 2F. Questi greci si salutano tutti fra di loro con molta enfasi e con l’aria “ah che piacere sei anche tu qui”, parlano spesso di una terza persona che lì non c’è e che ci dovrebbe essere stata… Bene, ci sono queste due greche nella mia stessa fila ma nell’altro lato, una, quella grassa, che si agita più dell’altra sembra più ricca dell’altra (e invece dopo il mio amico Haris, database vivente dei settequaranta ellenici, mi ha detto che è il contrario) è al telefonino da quando si è imbarcata, e per una decina di minuti continua a dire, che insomma come si fa, che l’aereo è pieno, che non c’è posto, forse sì, forse no, allora se non salite voi scendo io, come si fa a lasciare il Signor Anghelopoulos solo. Il signor Anghelopoulos in realtà non è suo marito (forse è il fratello), ma è il marito dell’altra che è magra, alta, liftata in maniera decente, la borsa di vuitton è piccola, la gonna è di jeans lunga e dolce&gabbana; lei come ho detto si agita molto meno e sta facendo il repertorio dei greci che s’incontrano negli aerei con un’altra abbastanza chic basso profilo e bassa di statura come se i discorsi della grassa non le interessino più di tanto. Si sta un dieci minuti così, con la grassa che minaccia di uscire o forse no, mettendo in apprensione le hostess gentili, altro che alitalia, dell’aegean, avvertendole vieppiù volte che o Kirios Anghelopoulos sta salendo ma non è sicuro, come se stesse parlando lei con il cerimoniale dell’aereoporto come in effetti pareva stesse facendo. Appoggio la testa sul finestrino soprappensiero distratto, quando solo per me, l’epifania del Signor Anghelopoulos: Violet Venable quando è dentro l’ascensore che piano scende nella prima scena in cui appare in “Improvvisamente, l’estate scorsa”, solo che invece di Katharine Hepburn e l’ascensore, c’è un montacarichi che sale a soffietto dove sopra, in sedia a rotelle c’è il Signor Anghelopoulos che è davvero identico a John Waters a 70 anni, faccia cattivissima, parla fitto al cellulare. Dietro di lui un virgulto di una quarantina d’anni, vestito Zara che copia Prada, è immobile un po’ sudato con le mani ferme sulle maniglie della wheelchair. Le hostess salameleccano il signor Anghelopoulos e gli dicono che il capitano ha detto che se vuole può fare il viaggio in cabina di pilotaggio. Lui non vuole. La grassa posiziona due cuscini nella sedia, la magra gli da una carezza veloce ma precisa e continua a parlare con la sua amica, il virgulto sudato lo solleva e tremando per lo sforzo non del peso ma della precisone, lo posiziona nella sedia senza farlo sbattere né tantomeno sfiorare da nessuna barriera architettonica. Il virgulto si siede accanto a me e per tutto il viaggio fissa il signor Anghelopoulos che sta zitto mentre la magra parla con l’amica e la grassa straparla con interlocutori immaginari. Arriviamo con i soliti atterraggi spaventosi di Mykonos a causa del vento fortissimo e aspettando i bagagli la grassa, la magra con l’amica e il virgulto sono vicini a me. La grassa dice che è grassa e che le fanno male i piedi, che in ufficio se non avesse uno sgabello sotto la scrivania sarebbe morta e che lei non beve mai l’acqua, con l’amica della magra che le dice che deve bere almeno un (!) litro di acqua al giorno. La magra ad un certo punto si rivolge al virgulto dicendo “Signor Lazzaro, credo che a questo punto abbiano scaricato il signor Anghelopoulos”, lui le fa un impercettibile inchino e scompare verso il suo padrone. Non vedevo l’ora di vedere Haris per chiedergli chi fosse. Ma certo: è il cognato di Ghianna Anghelopoulou, la lady di ferro greca (quella che ha scippato a Roma le olimpiadi del 2004), mito vivente, con casa di 8000 mq veri su Hyde Park. Gli Anghelopoulos sono i Falck greci, quindi acciaio. Anche petrolio e navi e real estate ovunque. Ma a differenza di John Waters non c’è alcuna traccia di lust in the dust, lui è in sedia a rotelle, in lite con il fratello per non so quanti trilioni di miliardi. Ah il destino, Signora mia.

Mykonos tre (her half greek french no fat kiss)
“May I sit next to you?”; sono sul davanzale del Pierros Café nel mio ruolo abituale di doorman dato che col cazzo che entro dentro, fa un caldo atroce, sono tutti sudati che si sdanno a ballare molto male musiche frantiche. Mi piazzo lì accanto ad Antoni, il vero doorman, e con lui rido abbastanza sulla gente che entra. Chi mi ha chiesto di sedersi accanto è una donna americana sulla trentina, quarta abbondante e fintissima, naso rifatto con le forbicine delle unghie, capelli in ricrescita abbondante e cotti da permanente e ossigeno, io chiaramente la odio ma le dico un “yes sure” anche se non troppo convinto. Subito dopo di lei sul davanzale ci sono delle checche partenopee molto agitate, una sta facendo dei grand jetée misti a vogueing, un’altra dice tronfia “Uè, sai che fa lui?” presentando uno ad un altro, “ci pensi?... tutte le majette diengi che portiamo le disegna lui!”. Bene, la donna mi sorride e io che non so che dirle le chiedo come mai una ragazza così bella (sì, come no) perda del tempo al Pierros Cafè, lei mi spiega tutta una storia complicata soprattutto perché è ubriaca e sbiascica: è in vacanza con una sua amica e il fidanzato della sua amica che è un ex marlboro man e che le porta solo qua a ballare ma lei è proprio fed up, vorrebbe andare altrove ma quelli sono dentro a ballare e lei non ce la fa a rientrare. Di fronte a noi un ragazzo straight greco di vent’anni che fa il marinaio di navi container sta raccontando ad Antoni che in Nigeria venivano a caricare e scaricare nella nave dei nigeriani con dei cazzi enormi, i cazzi più grandi che lui avesse mai visto e siccome la crew della nave era composta da greci e filippini, i filippini erano molto colpiti da ‘sti cazzi enormi, i greci no, ma i filippini sì, dato che i filippini sono secondo lui per certo tutti froci mentre i greci non se ne parla nemmeno. La donna è malinconica e disperatella, mi guarda e mi sorride per poi tornare nel suo stato di triste ragazza che ha sbagliato tutto. “You know”, mi dice dal vero, “all i really want from this trip is a real greek kiss, and I think is not gonna happen”. Io le dico, un “com’on sweetie it is so easy for you to get one”, lei, “Are you greek?”, io, “Actually i’m only half greek, therefore all you can have from me is a half greek kiss”, e le do un bacio. Misericordia. Lei si placa momentaneamente. Sopraggiunge dalla bolgia della dancefloor nel gruppo delle partenopee un’altra checca napoletanella accompagnata da un francese che parla un italiano stentato e con labbra rifatte molto male da farlo sembrare identico al mago g galbusera trans. Grazie alla domanda del francese “Che lavòro fate?”, il davanzale scopre che la napoletanella è “Visual merchandiser”, il francese non capisce e la napoletanella è costretta a dire “il vetrinista” ma aggiunge subito dopo “il vetrinista a livello aziendale”. Ossignur. L’americana le sta venendo tutta una sbronza triste e allora io le dico che se andasse in altri locali, per esempio da “Gusel”, troverebbe un centinaio di greci arrapati pronti a baciarla. Lei si rianima in un batter di ciglia e decide di affrontare la bolgia e andare a prendere la sua amica per andare da “Gusel”. Dopo due minuti è con la sua amica, bella alta mora magra e vestita bene, vengo presentato, altro bacio e dopo aver loro indicato la strada per il club, scompaiono nella notte. Antoni si volta e mi dice “Lo sai chi era la bionda con cui parlavi?”. No, naturalmente. E lui: “E’ la sorella di Pamela Anderson”. Oddiosanto, sono agghiacciato e al contempo felice di aver avuto il mio momento Tommy Lee de Noantri. Arriva una bona irlandese simpatica che vuole sapere se dentro ci sono “goodlooking pussies to cruise”. “We understand you’re a lipstick dyke” le dico, e lei “yeah, and am I gorgeous?... Believe me, i ended a 14 years relationship two weeks ago and I wanna play… Allready been in Brighton pride weekend last week and had fuck 16 girls!” Io le dico che non è lesbica ma frocio, lei ride, altro bacio, ed entra nel casino all’urlo “Where are the pussies!?”. Fuoriesce un biondo, bella faccia, sulla quarantina che chiede ad Antoni con aria un po’ incazzata dove sono le ragazze. E’il marlboro man (il fidanzato dell’amica della sorella di Pamela Anderson). E’ chiaramente frocio perso e mi chiedo se la sua ragazza ne sia cosciente. E’ accompagnato da un altro sulla quarantina, brutto e vestito prada. Antoni dice che sono andate da “Gusel”, lui impreca e il brutto mi dice in italiano “Ah io a te ti conosco, sei italiano, sei il fidanzato di Garrison no?”. QUESTO MI PARE DAVVERO TROPPO. Non peraltro povero Garrison, ma insomma la gente è matta. Io stizzito gli dico che Garrison lo conosco e che no, non sono il suo fidanzato. Il marlboro man e il brutto escono. Torna la lesbica irlandese tutta stizzita che dice che è pieno di uomini e le donne sono tutte etero e lei non ce la fa più, deve scopare punto. Dice che va al camping del Paradise beach che là sicuramente ci sono delle lesbiche campeggiatrici, io le dico che è un’ottima idea. Credo che come serata possa bastare, saluto Antoni, vado a letto.