Il deputato, l'onorevole Alessandra "La piscinière" Borghese de' Principi Borghese
Unire la fame con la voglia di mangiare

Amare Giancarlo Dotto

Dove c’è lei c’è anche la Pucci. Principesche entrambe, quando vanno a messa e quando salgono trafelate la scala a chiocciola della sala da tè al centro di Roma. La Pucci davanti, la Borghese dietro, non si sa quale al guinzaglio dell’altra. Si parlano in inglese o in tedesco, a seconda dell’umore. Il rosario lo recitano in italiano. A 7 anni la Pucci è già nonna e forse bisnonna, decine di Jack Russell sparsi in tutta Panarea, figli e nipotini dal pelo corto, lasciti del suo temperamento passionale. Adorata dalla sua padrona, che le ha dedicato un’«Ode alla sensibilità canina», e da Vittorio Messori, altro celebre convertito e pure lui pazzo della Pucci. Alessandra Borghese e la Pucci vanno di corsa, specie ora che hanno detto sì a Casini, inteso come Pier Ferdinando. Non è dei più semplici l’approccio con la discendente di Paolo V e di Scipione Borghese, mecenate del Bernini. Come allacciare uno slow con un porcospino, animale quotatissimo in araldica. Intollerante da par suo e sprezzante suo malgrado, la principessa. L’entusiasmante inclinazione, noblesse oblige, di ribadire a ogni istante l’ordine naturale delle cose: che ci sono loro e poi tutti gli altri, escrezioni del caso, subumani variamente arrampicati sugli specchi delle loro imperfettibili imperfezioni, che sia la rabberciata sintassi o l’abortito pensiero. Insomma, che Dio la benedica, grazie a lei riaffiorano palpiti d’antan della lotta di sangue ancora prima che di classe. Più facile la conversione che la conversazione con la Borghese. A meno che tu, imbestiato da tanta grazia e dopo aver contato fino a venti, non stia lì palesemente sul punto di rovesciarle addosso il tavolo e il barattolo della coca-cola light. E’ allora che la vedi virare, la principessa, e diventare di colpo oltre che di colpa una donna umile incline al perdono, il che significa di fatto un paio di cose: lei sta compiendo uno sforzo sovrumano e tu, da pitecantropo, sei trasformato di getto ai suoi occhi ora compassionevoli in un miracolabile disabile, nel senso di psicolabile. Ti spuntano le grucce sotto le ascelle e dai ragione in pieno a quell’arguto signore di Francesco Cossiga, amico e in qualche misura devoto di Alessandra Borghese, a proposito della quale ha scritto: «La nobiltà di lignaggio è come il vaiolo, può anche passare ma lascia sempre cicatrici e nessuno, checché ne pensasse Saint-Just, ha colpa della nobiltà ereditata». Partono anche le campane dalla piazza di Montecitorio ora che il feeling è pressoché totale tra l’aristocratica e il plebeo. Alessandra dovrà per più di un mese sdoppiarsi in giro per l’Italia. Come autrice del suo «Lourdes, i miei giorni al servizio di Maria», pubblicato di recente dalla Mondadori, diario di un’hospitalière molto anomala che due volte l’anno si reca da volontaria al santuario per curare, pulire e calare nelle sacre piscine di Lourdes i miserabili della terra e, da qui a metà aprile, come candidata per l’Udc, al servizio di Pier Ferdinando. La missione, in questo caso, è raggiungere il quorum al Senato. Dalla Grotta a Palazzo Madama, da Bernadette a Casini, sempre di miracoli si tratta in fondo. «Una proposta lusinghiera e una decisione difficile. Mi sono presa il mio tempo, ma alla fine ho deciso che ne valeva la pena. Le sfide mi sono sempre piaciute. Confesso, mi ha dato molto fastidio sentir ripetere ogni giorno da Berlusconi e da Veltroni questa storia del “voto utile”. Un avvilente gioco di potere che ha stimolato il mio senso di ribellione». Rispetto della vita e della libertà religiosa, valori cristiani, immigrati, la famiglia. Sottoscrive tutto Alessandra Borghese. «La famiglia come soggetto fiscale sarà il mio cavallo di battaglia. La difesa dei ceti deboli. Parlo con la gente, frequento le parrocchie, percepisco acuta sofferenza in giro, c’è una piccola borghesia che sta sparendo, vecchi che non arrivano alla fine del mese e giovani che non sanno in cosa credere. Porterò ovunque la testimonianza di Bernadette. Anche lei aveva perso la strada prima di affidarsi a Maria. Gli immigrati? Benvenuti, ma dovranno accordarsi alle nostre regole e alla nostra cultura». Non si sono fatti vivi nemmeno gli amici Veltroni e Rutelli, di cui è stata consulente per il Giubileo. «Non so ancora per chi voterò come sindaco della capitale ma, da romana, mi lasci dire che avrei fatto meno festival del cinema e mi sarei occupata più delle strade e della sicurezza, più dei cittadini e meno dei turisti». Prediletta prima di Wojtyla e poi di Ratzinger, nega di aver ricevuto consigli o pressioni dalla Curia per scendere in politica. «Ho ascoltato solo la mia famiglia e tutti mi hanno esortato a farlo». Non si cura delle maldicenze. «Sete di Dio? Ma no, la sua è sete d’Io», a sottolineare i suoi disinvolti passaggi dal Monte Sinai a «Porta a Porta». Da sempre complicato, del resto, mettere insieme l’aristocratica che scrive «L’elogio delle buone maniere» e l’inviata di un settimanale popolare come «Gente» al seguito del Papa, l’amicizia con Donatella Versace o la partita a bowling con Juan Carlos di Spagna e le messe nelle parrocchie più periferiche. «Non c’è contraddizione. Quando si diventa strumenti di un disegno divino puoi renderti utile in qualsiasi modo». L’infanzia romana, il dramma del fidanzatino che si spara in bocca seduto accanto a lei in macchina, la giovinezza a New York, il jet set, il matrimonio fallito con il miliardario Costantino Niarchos e poi la conversione fulminea. Il giorno in cui l’amica del cuore, Gloria Von Thurn und Taxis, tra una passeggiata a cavallo e una partita a golf, la trascina a messa. «De la Dolce Vita à la rencontre avec Dieu», sintetizzano i francesi. Da quel giorno Alessandra Borghese va a messa tutti i giorni e recita il rosario anche quando esce con la filippina a fare la spesa. Ha smesso di fumare dopo una visita al «Divino Amore». Ha le idee chiare su come organizzarsi in politica, forte del suo passato da imprenditrice della cultura. Donna poco duttile, dovrà imparare a convivere con i campioni della duttilità che sono gli ex democristiani. «Prima della conversione ero molto vendicativa con le persone che non mi amavano, oggi prego per loro. Non mi sembra un cambiamento da poco».

Giancarlo Dotto per "La Stampa"

PS: Certo, non si è spinto in dettagli succosi e inquietanti, su come per esempio sia andato il divorzio Niarchos, né come andò quella maledetta giornata nel quartiere Prati, ma va bene lo stesso...

Commenti

michi

vabbè però sei infame. ma diccelo te!
èntrati da solo nel blog e con commento anonimo, da cui ti poi ti dissocerai, ci racconti the hidden best. cazzarola.
m.

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