Incipit dovuti (irresistibile accento nordestista compreso)
It's just money

Manuale del perfetto (e contento) rinunciante

Aldo-busi02_lapOggi darò (e non per la prima volta, ma più niente lo sarà più) dei consigli pratici su cosa mettersi in casa una volta che si mette su casa andandosene via dalla propria famiglia: poco e niente, ma non solo funzionale e brutto e seriale, e come se si dovesse traslocare da un momento all'altro senza disporre di una società di trasporti bensì di una carretta da tirare a mano, fosse pure da Cusano Milanino a Shangai - anche perché oggi un lavoro lo si agguanta dove c'è, non ti suona al citofono dove te ne stai in ciabatte. Lo scopo di un selettiva e oculata scelta all'insegna del meno - incluso "meno si compra, meno ci si vende" - è non finire i propri giorni a fare da guardia alla robaccia accumulata per timore che vengano i ladri, timore che per me si è trasformato già anni e anni fa nel timore che non venissero più - poi vennero, ma si accontentarono di dieci lingottini d'oro di trenta grammi ciascuno, che mi erano stati donati come pegno di un'amicizia decennale, e dell'auto nuova, che, ahimè, fu ritrovata, visto che mi ero già pentito dei soldi che mi era costata e sarei stato felice di ricavarne la metà dall'assicurazione (a distanza di cinque anni dal furto, il contachilometri segna 32.320, di cui 5.000 fatti da mia nipote e 5.000 dai ladri, che non ringrazierò mai abbastanza per aver dato un po' di senso ai costi di rca, bollo e revisione). Intanto non è fondamentale sapere se si impianta una casa da soli o in coppia, il principio vale anche di fronte all'inconveniente di diramare una lista di nozze, visto che non la si deposita più presso alcuni negozi fidati, bensì fornendo agli invitati il proprio numero di conto bancario. Le bancarelle dei mercatini della domenica rigurgitano di regali scartati solo dal rigattiere per passare dalla madia degli ex neo sposi alla pubblica rivendita, scontatissima. Ieri, un servizio della Richard Ginori degli anni Ottanta profilato in oro di dieci tazze da tè, dieci piattini, teiera, lattiera, acquiera, piatto di portata per dolci che spiccava per bellezza e pregio di fattura tra le cianfrusaglie delle due piazze e che oggi costerebbe duemila euro, era offerto a novecento euro, il che significa che con quattrocento o poco più la bancarellaia te lo avrebbe tirato dietro.

Bancarellaia: Si sono separati, e il servizio è rimasto a lei. Non ha una sbreccatura, non l'hanno mai usato.

Io: E' l'unica cosa in tutto il mercatino che una volta avrei comprato, magari per fare un regalo di nozze a qualcuno... oggi lo vedrebbero come un fastidio e una mancanza di sensibilità, il gesto di un cretino fatto e finito.

B.: Sono pezzi sempre più difficili da vendere. Io ho portato solo questo, ma in magazzino vedesse...

I.: Nessuno riceve più nessuno. Dieci signore attorno a dieci tazze in una casa privata da tè oggi riesci a vederlo solo in dvd, "La caduta degli dei" di Visconti, ecco.

B.: Sì, ha ragione, è già tanto averne una piccola, di casa. E' cambiato tutto.

Io: E' finita una civiltà, lo dico senza rimpianti, tanto non era la mia, l'ho fatta mia come tante altre, per una questione più di cultura che di possesso. A meno che uno non sia un collezionista o uno specialista che investe a lungo, lunghissimo, forse ormai irraggiungibile termine, arte, antiquariato, gioielleria, ai privati moderni non interessano proprio più, a prescindere da quanto costino o no, non sanno proprio cosa farsene. E quando ereditano, chiamano il robivecchi e pattuiscono un una tantum dalla soffitta agli scantinati e via tutto, è come se volessero disfarsi anche della presenza dei cari estinti. Un mio conoscente che fa modernariato e di tutto un po' e che fa questi sgomberi all'ingrosso, e anche in case patrizie, a volte impallidisce di fronte alle reazioni di totale indifferenza e di fiera ignoranza dell'erede che l'ha chiamato; mi ha raccontato che una volta uno che gli aveva visto la roba appena scaricata dal furgone la collegò a dove proveniva perché l'aveva vista in casa di questo qua che gliel'aveva venduta a un botto ridicolo, lo chiama e gli fa, "Ma sai che solo l'acquasantiera valeva da sola più di quanto ti sei fatto dare per tutto il resto? Che se non è un Della Robbia poco ci manca?" e questo qui gli ha risposto, "Che mi frega a me, io mica ci faccio il segno della croce come i miei." E' incredibile l'astio che possono avere i figli di ex sessantottini.

B.: Non c'è più la stessa devozione di una volta, eh...

I.: Ehm... il punto veramente non era questo...

B.: Io ho ben cinque crocifissi del Settecento che mi fanno le camole, non me li porto dietro neanche più.

I.: Ah, quelli oggi spuntano come i finferli di coltura. L'unica maniera per sbarazzarsene senza perderci sarebbe... dovrebbe smontare il cadavere e venderlo a parte come fermacarte e usare il sostegno sotto a parte anche quello e schiaffarci sopra un iPhone, magari funziona.

B. (sgrana gli occhi): Mica dirà sul serio!

I.: Come no?

B.: Sì, con la crisi che c'è vado anche a... e chi me li dà i... gli... i...

I.: Gli.

B.: Gli iPhone?

I.: O ti cambi volente o ti cambiano nolente. Il vaso Gallé che compravo dieci anni fa a cinquemila euro, oggi con mille te lo porti via, e nessuno vuole più un vaso che costi così tanto. Stanno chiudendo tutti. Mi chiama un negoziante di Roma ormai agli sgoccioli e mi dice, "Vuole fare un affare? Due Baum, un Le Verre Français, un Loetz, due Gallé, un Tiffany e uno Schneider dodicimila"... sarebbe sceso a otto, no, gli ho detto, venderei tanto volentieri anche quelli che ho. Se tu sei consapevole di un valore ma nessuno lo è più intorno a te, devi proprio essere maniacale per circondarti di oggetti che catturerebbero meno attenzione di un armadietto montabile dell'Ikea. Le nostre non più preziose carabattole confluiranno tutte verso i neo ricchi, i cinesi, gli indiani, i brasiliani, gli argentini stessi tra un po', e non perché siano ormai anche più evoluti di noi, no, si figuri, ma perché non vedono l'ora di impossessarsi dei cimeli di più alta rappresentanza dell'Occidente ex colonialista e succhiasangue. La nemesi storica attecchisce anche nell'import-export, ci può impiegare secoli ma poi cambia di senso e vendetta è. Ancora tanto se sotto sotto non stiamo già svuotando i musei...

B.: E' consolante parlare con lei...

Io: Ma no, si fa così per dire dicendo come stanno le cose. E poi lei mica è qui con credenze Biedermeier o bighe con sopra dee della scuola di Guido Reni. A parte questo servizio da tè... Io, per esempio, l'ultima cena che ho dato a casa mia è stato un dodici anni fa. Per ventiquattro seduti. Alla fine mi erano sparite le posate da dessert, belle lunghe e pesanti, pazienza per i cucchiaini che le donne si infilano nella borsetta, ma un chilo di argento stile Rococò... Hanno visto il chilo del bottino, mica il periodo. Eppure ho la sensazione che si potrebbe tornare a vivere con le porte aperte.

B.: Ah sì? E perché?

Io : Perché non c'è più mercato di niente, tutto ciò che non è qui e subito è solo un peso e un rischio per i ladri, o trovano oro e contanti o non gliene frega niente di niente, non ci sono più i ricettatori di una volta perché sono finiti i clienti con la domanda di una volta. Come gli orologi di marca, fanno gola solo ai napoletani e neppure più a tutti quanti. Come la moda. Bisogna proprio essere dei semplicioni volgarotti per spendere soldi in vestiti alla moda. Oggi le donne eleganti non si vestono più, si coprono o si spogliano a seconda del tempo che fa. Per non parlare che chiunque di noi può riciclare scarpe e abiti per altre due vite senza più comperarsi che dei pannoloni usa e getta, le cialde dell'intimo incontinente, ecco. Be, buona fortuna, per quel Ginori, è proprio una chicca.

E' rimasta lì impiantata come una vacca in una palude di sabbie mobili.
E sono sicuro che è rimasto invenduto.
Ora, che se ne fa uno o una coppia di dieci tazze da tè? Che se ne fa di un servizio di posate per dodici? Di due servizi di piatti, uno per tutti i giorni e l'altro per le occasioni speciali? Che se ne fa di una batteria da cucina di trenta pezzi, dal tegamino alla pignatta capace di contenere un cappone di otto chili? Che se ne fa di una sala da pranzo, ammesso possa mai permettersela nella mappatura dell'ambiente da affittare o da comprare quando vaglia la propria disponibilità economica immediata e in previsione, separata dalla cucina con già un tavolo per quattro? Che se ne fa di un divano a angolo di quattro metri di lunghezza? Di DUE televisori - al plasma, ovvio? Il problema è: a parte te, chi mangerà mai, chi si laverà mai, chi dormirà mai, chi si allungherà mai in casa tua? E semmai proprio: per quante ore in un semestre, se hai pianificato, a parte gli amici che non hai, il primo figlio non prima dei quaranta, e per lui e per lei, se adesso ne hai trenta? Oggi, il vero gusto consiste nel disporre di uno spazio abitativo il più vuoto possibile, eliminando via via l'arredo che non si usa, mentre la vera ricchezza è disporre di spazi più grandi, e meglio fabbricati, della media e tre volte più spogli della media di quelli dei poveri. Lo stesso valga con la fregola della doppia casa: può titillare il tuo amor proprio quando hai trent'anni e hai ancora voglia o necessità di ospitarvi qualcuno, ma che te ne fai una volta che ne hai cinquanta, senza figli che almeno la possano odiare, sei vedovo e tanto stronzo che non c'è più una sola cavia disposta a traslocarvi un fine settimana per animarla e animarti un po'? Bisogna cominciare da giovane a restringersi in tutto in prospettiva dei tempi maturi di una vuota pienezza irreversibile, sfrondare allorché ogni suppellettile ha perso persino il suo valore simbolico di un certo ricordo in una certa epoca e non sai cosa e come fare, perché nessuno la comprerebbe nemmeno a prezzo di realizzo e bruciarla ti secca un po'. Bisogna resistere il più presto possibile alla malia dei bisogni cosiddetti indotti, fossero pure delle farmacie di Damien Hirst, se poi non sai o non riesci a sbarazzartene in tempo.
La casa, come la vita, è uno svuotamento progressivo dal concetto e di piacere e di utilità, e se non sai o non vuoi vivere con quanto è diventato un feticcio mummificato, relazioni sociali comprese, devi svuotarla prima che essa svuoti te. Maaa... e se hai tanti soldi che potresti buttarli, che te ne fai, a parte regalarli in cambio dell'unica soddisfazione che ti è rimasta, farti mordere la mano soccorritrice? Niente, hai già loro, che te ne fai da spesi solo per avere dell'altro e degli altri di cui non sai cosa fartene?

 

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